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BERLUSCONI/ Sì alla primarie nel Pdl. La telefonata a Mattino 5

Pubblicazione:venerdì 3 giugno 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 3 giugno 2011, 12.00

Foto Ansa Foto Ansa

BERLUSCONI DICE Sì ALLE PRIMARIE - Pare che la disfatta alle elezioni abbia provocato in seno al centrodestra una riflessione non solo di facciata ma reale. E che, specialmente, Berlusconi, senza l’avvallo del quale all’interno del partito non si muove una foglia, si sia deciso a portare quei decisivi cambiamenti nei confronti dei quali è sempre stato assolutamente restio. Dopo l’introduzione di Angelino Alfano come segretario politico – figura tipicamente legata ai tradizionali partiti – Berlusconi si sarebbe detto pronto ad un’altra piccola rivoluzione. Le primarie. Il premier ha detto di non essere contrario «purché si arrivi a essere certi» che chi vota è realmente un sostenitore del Pdl e non «infiltrati di sinistra». Intervenendo alla trasmissione Mattino 5 il capo del governo si è detto, quindi , convinto della necessità di istituire «una sorta di registro dei nostri sostenitori». Il Cavaliere, poi, ha rifiutato la definizione di «Pdl balcanizzato», considerandola «invenzione dei giornali. Al nostro interno – ha aggiunto - c'è grandissima coesione. C'è un degrado dell'informazione che si è trasformata in vera disinformazione, sempre contro di noi». Rispetto alle amministrative, ha riconosciuto la sconfitta, commentando: «Abbiamo subìto un gol, ma in questa legislatura abbiamo vinto tutto e continuiamo a condurre per 4-1». Parlando del titolare dell’Economia e delle accuse mossegli contro da più parti (gli si rinfacciano, in genere, i tagli, il commissariamento del governo e l’insufficienza delle misure per la crescita), ha detto: «Gli italiani dovrebbero fare un monumento a Tremonti e a tutto il governo perché stiamo uscendo dalla crisi senza aver adottato le misure di altri Paesi, come l'abbassamento degli stipendi pubblici e senza mettere le mani nelle tasche degli italiani». I referendum, infine, sul quale il Pdl «ha dato assoluta libertà di scelta ai nostri elettori». 


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