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MANOVRE/ "Arancioni fuori, rossi dentro", la nuova sinistra di Bersani

Pubblicazione:venerdì 3 giugno 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 3 giugno 2011, 12.53

Pier Luigi Bersani e Giuliano Pisapia a Milano (Imagoeconomica) Pier Luigi Bersani e Giuliano Pisapia a Milano (Imagoeconomica)


È un quadro che dovrà fare i conti con i movimenti di opinione. È del tutto evidente che le vittorie di Pisapia e di De Magistris hanno galvanizzato l’opposizione etico-politica. C’è tutto un mondo, che banalmente si definisce radicale, e che comprende aree cattoliche o settori moderati stanchi del berlusconismo, che non  accetterà che la vecchia politica e i vecchi dirigenti della sinistra prendano il sopravvento.

Non è un caso che i front runner di Milano e Napoli siano stati due personaggi che si sono presentati contro i vecchi establishment. Bersani ha ottenuto buone notizie dal Nord dove è iniziato il reinsediamento della sinistra e il blocco dell’espansione leghista, ma deve fare i conti con un Mezzogiorno dove prevalgono personalità politiche ingovernabili, da Vendola a Emiliano al nuovo sindaco di Napoli. Finora il Pd non ha offerto nuove leadership meridionali e ha una classe dirigente che viene assimilata a quella dell’altra sponda. Insomma, dopo il voto Bersani dovrà trasformarsi da onesto medico della mutua a coraggioso chirurgo. Vedremo se saprà farlo.



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