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SCENARIO/ Follini (Pd): con lo schema Pisapia-De Magistris non si va lontano

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Piazza Duomo in festa per Pisapia (Ansa)  Piazza Duomo in festa per Pisapia (Ansa)


Da un lato hanno indubbiamente pesato personalità peculiari come quelle di Pisapia e De Magistris, dall’altro è stata premiata la linea di responsabilità che il Pd ha impresso a sé e alla sua metà campo. Ora non dobbiamo commettere l’errore di confinarci in un angolino a sinistra dello spettro politico. Dobbiamo parlare a tutto l’elettorato, a 360 gradi, senza ideologismi, né partigianerie. In questi anni Berlusconi ha impresso un grado di faziosità insopportabile al conflitto politico, il Pd deve sforzarsi di operare una ricucitura, senza spargere altro sale sulle ferite.

Alla luce del suo ragionamento quale centrosinistra si sforzerà di costruire e con quale leader?

Innanzitutto non penso che oggi il Paese sia alla ricerca di un capo. C’è una sequenza da rispettare, tenendo gli argomenti personali per ultimi: prima viene un progetto, un’idea dell’Italia, poi una serie di cose da fare messe nere su bianco. Fatto questo si costruisce una coalizione che si impegni su quel progetto e che garantisca agli elettori di non sbandare alla prima curva, sia che si discuta di Afghanistan sia che si parli di Fiat. Alla fine viene la scelta del leader e del modo più corretto per deciderlo. Mettere questo passaggio in cima alla lista significa rischiare di perpetuare la personalizzazione della politica che è andata tanto di moda in questi anni senza portare alcun giovamento al Paese.

A proposito di scelte concrete come si conciliano ad esempio le posizioni di Fassino e Vendola sulla Fiat e, più in generale, di Pd e Idv sulla politica estera?

Questi sono i grandi temi che bisogna elaborare, sapendo che né gli elettori di oggi, né i posteri domani ci consentiranno la minima ambiguità.

Qual è invece la sua posizione nei confronti del governo? Anche lei chiede, come Bersani, che si torni a votare o preferirebbe un governo di transizione?



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