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Politica

IL PALAZZO/ Asse Lega-Tremonti: è vera rottura?

Umberto Bossi e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)Umberto Bossi e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)


Ho l’impressione che nemmeno i dirigenti leghisti siano convinti di una mossa che rischia di certificare più la debolezza che la forza del Carroccio. Il problema infatti non è chiedere un provvedimento di questo tipo, ma decidere cosa fare quando arriverà la bocciatura. Non penso infatti che Berlusconi possa permettersi un cedimento del genere. Dentro il Pdl, a Roma come al Sud, il rapporto con la Lega è un nervo scoperto. Una crepa che si allarga e si restringe continuamente e che non è stata di certo sanata dalla manifestazione a base di polenta e vaccinara dell’anno scorso. 

Come giudica invece le manovre interne al Pdl in vista del dopo Berlusconi?

Da un lato ciò che si muoveva già prima ora è soltanto più evidente e febbrile grazie a quell’aura di sconfitta che circonda la leadership del premier, dopo il risultato negativo delle amministrative. Dall’altro il riferimento alle primarie sembra soltanto un escamotage per far credere a tutti che chiunque si potrà candidare.

Secondo lei non sarà così?


Per ora sono troppe le contraddizioni su questa ipotetica successione che sta riuscendo a confondere le acque sul prossimo candidato di Palazzo Chigi. Detto questo, i movimenti centrifughi interni al Pdl sembrano comunque destinati a crescere.  

Quanto inciderà in questo quadro l’esito dei referendum di domenica e lunedì?

Se i referendum dovessero passare sarebbe certamente un’impresa, dato che falliscono dal ’95. Il governo ha lasciato intelligentemente libertà di scelta, ma in caso di vittoria, questo non basterà ad assorbire l’urto.

(Carlo Melato)

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