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SCENARIO/ 2. Polito: Tremonti perde ma tiene in vita Berlusconi

Sulla manovra il governo ha dato il via libera ieri al termine di un Consiglio dei Ministri fiume, come hanno spiegato poi Berlusconi e Tremonti. L'analisi politica di ANTONIO POLITO

Tremonti e Berlusconi durante la conferenza stampa (Imagoeconomica) Tremonti e Berlusconi durante la conferenza stampa (Imagoeconomica)

«Era da tempo che non si vedeva una scena simile: ministri chiusi per ore in una stanza, tavoli tecnici a interrompere i lavori, provvedimenti che compaiono e scompaiono e politici vari che a turno corrono a spifferare tutto per intestarsene il merito. È il segno che l’era delle cambiali in bianco a Tremonti è chiusa e che si torna ai suk della Prima Repubblica». Antonio Polito inizia così la sua analisi del Consiglio dei Ministri di ieri e il via libera finale del governo alla manovra. «Nella forma Tremonti ha perso perché gli è stato imposto un nuovo metodo, con risultati a mio parere poco brillanti. Nella sostanza però ha vinto, perché il governo ha fatto esattamente ciò che lui aveva deciso. Certo, ora non è più l’uomo della Lega nel Pdl, ma un ministro “tecnico” dal grande prestigio internazionale, consapevole del fatto che né il governo, né il Paese possono permettersi le sue dimissioni».

Il compromesso che ha portato a questa manovra avvicina secondo lei la fine della legislatura?

Non necessariamente. L’esercizio dell’anno prossimo è abbastanza leggero, come aveva chiesto Berlusconi. D’altronde l’intenzione del premier di arrivare fino alla scadenza naturale è abbastanza evidente e andare al voto nel mezzo di una grave crisi di consenso sarebbe pura follia.

Secondo molti opinionisti dipenderà comunque dalle decisioni che prenderà la Lega nei prossimi mesi. Lei è d’accordo?

Il Carroccio ha lasciato intendere che accrescerà il suo carattere rivendicativo e sindacale nella speranza di recuperare consenso. Lo dimostra la vicenda delle quote latte, sulla quale si sta comportando come un vero e proprio sindacato di categoria  che si batte per un piccolo gruppo sociale responsabile di truffa. Ed è abbastanza sgradevole che questo avvenga mentre si oppone, con motivazioni punitive, al decreto per risolvere l’emergenza rifiuti di Napoli. Ovviamente i leghisti sapevano che sarebbe passato comunque...

De Magistris dovrà comunque rivedere la sua impostazione se non vuole offrire facili argomenti allo schieramento avversario.