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Politica

FINANZA/ Forte: i veri attacchi all’Italia arrivano dall’interno

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In primis, che via sia una lite tra Berlusconi e Tremonti che rende incerta la manovra. Notizia priva di senso, perché la questione è un po’ diversa. I problemi di Tremonti dipendono dalla magistratura di Napoli e non certo dal Premier, che anzi gli ha confermato la fiducia. I problemi giudiziari del ministro, veri o falsi che siano, non inficiano assolutamente la manovra, perché non c’è dissenso nel governo e nella maggioranza parlamentare sull’entità di questa finanziaria.

 

Ci sono state però richieste di modifiche ad alcuni provvedimenti dall’interno della maggioranza.

 

Le correzioni chieste sono minime, perché si tratta di operazioni di “limatura” che hanno spesso solo un effetto inferiore allo 0,1% del Pil. Non è quindi in discussione il saldo.

 

Qual è il secondo errore in cui sono “incappati” i giornali stranieri?

 

Da un lato, hanno dato retta a chi in Italia ritiene che la manovra sia incompleta per il 2014 e che manchino ancora 20 miliardi per arrivare al pareggio di bilancio. Evidentemente, chi lo sostiene non ha letto bene le tabelle. La verità è che c’è un effetto strutturale della manovra dei due anni precedenti, che vale anche per il 2014 e quindi abbassa già l’entità necessaria per quell’anno. Del resto, se le manovre determinano un aumento di entrate o una diminuzione delle spese a livello strutturale è evidente che generano un impatto anche sugli anni seguenti. Dall’altro lato, hanno ascoltato quelli che definirei gli “apprendisti stregoni” che sui giornali italiani sostengono che bisognerebbe anticipare la manovra in modo da arrivare al pareggio di bilancio già nel 2013: un’affermazione che ha un impatto negativo sui mercati.

 

Perché?

 

Perché da un lato fa supporre che senza una manovra di anticipo il 2014 abbia un brutto bilancio, cosa non vera perché senza interventi il deficit/Pil sarebbe all’1,4%, un livello sicuramente non pericoloso per il debito pubblico. Dall’altra parte, l’idea di rifare adesso la manovra crea un’enorme incertezza. A queste affermazioni degli “apprendisti stregoni” si è poi aggiunta (non so se casualmente o volutamente) la tesi della necessità di una coesione, di una solidarietà nazionale per modificare la manovra. Una situazione che porterà tensione sui mercati per tutta la settimana, perché abbiamo un’opposizione e dei giornali che continuano a remare contro, dando l’impressione (priva di fondamento) che non esista una compattezza della maggioranza. All’estero si ha quindi la sensazione che la collaborazione dell’opposizione serva alla maggioranza per avere voti sufficienti all’approvazione della manovra, come accaduto in Grecia e Portogallo.

 

Come dovrebbero comportarsi allora maggioranza e opposizione?