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Politica

MANOVRA FINANZIARIA 2011/ Imposta di bollo e piccoli risparmiatori, l'esperto spiega cosa cambia

La parte della manovra finaziaria che si occupa di imposta di bollo sul dossier titoli. Anche qui il testo è stato rimodellato al basso, senza problemi per i piccoli risparmaitori

La Borsa di Milano, foto ImagoeconomicaLa Borsa di Milano, foto Imagoeconomica

Tra i vari cambiamenti che il testo approvato della manovra finanziaria ha presentato, c'è stato anche quello dell'abbassamento dell'imposta di bollo sui depositi titoli. Rimane invariata per gli importi fino a 50mila euro (dunque di 32,40 euro). Per gli importi tra i 50mila e i 150mila euro sale a 70 euro; per quelli tra 150mila e 500mila è di 240 euro; oltre i 500mila euro tocca i 680 euro. Aumenterà ancora per le tre ultime categorie citate a partire dal 2013, rispettivamente di 230, 780 e 1100 euro. IlSussidiario.net ha chiesto a un esperto analista di una nota banca d'affari che cosa cambia in concreto per piccoli e grandi risparmiatori.

La versione definitiva della manovra finanziaria rimodella l'imposta di bollo sui depositi titoli.

Esattamente. Nella prima versione del testo della manovra l'imposta era seriamente penalizzante anche su ammontare di depositi molto bassi. Il bollo sostanzialmente aveva grandissima incidenza considerando che oggi i titoli di Stato rendono molto poco. Nella nuova versione definitiva l'imposta per i redditi più bassi viene rimodellata con una incidenza decisamente minore. Vengono penalizzati i redditi elevati dai centocinquantamila euro in su, ma oggettivamente la norma approvata non è attaccabile.

In concreto per il piccolo risparmiatore cambia qualcosa?

Per il risparmiatore con depositi tra lo zero e i 50mila euro non cambia granché. Cambia qualcosa per chi ha redditi elevati, ma si tratta di una sorta di prelievo che non intacca certamente il patrimonio personale. Sono cifre per cui alla fine non te ne accorgi neanche.

Viene posta una addizionale del 10% su bonus e stock option.

Sui bonus è da tempo, anche a livello europeo, che si discute di una tassazione forte, per via del fatto che sono stati additati come "causa" della crisi finanziaria. Per le stock option, si parla dei dirigenti di massimo livello delle società quotate per cui il cittadino medio non si accorgerà di nulla.