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SCENARIO/ 2. Berlusconi e il "metodo Boffo" contro Tremonti

L'approvazione della manovra finanziaria rappresenta un'indubbia novità. Le minacce che il Paese ha subito non hanno portato alla dissociazione, ma alla coesione. Quanto durerà? UGO FINETTI

Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

Il modo in cui è stata approvata la manovra finanziaria rappresenta una indubbia novità – “un miracolo” secondo Napolitano – che è difficile liquidare come una parentesi già chiusa. Alla base c’è un pericolo di baratro ben evidente a tutte le parti in causa. Questa volta la paura non si è tradotta in dissociazione, ma in uno sforzo di coesione. Un fatto eccezionale. E infatti i protagonisti di questa convergenza sia nel centro-destra sia nel centro-sinistra quasi si sono dovuti “scusare” con le rispettive tifoserie assicurando che il “ring” degli scontri senza esclusione di colpi rimaneva in piedi.

Ma a sua volta Napolitano ha immediatamente richiamato dalle colonne del "Sole 24 ore" di domenica i responsabili dell’accordo che sono necessarie altre prove di “coesione nazionale” con adeguati equilibri parlamentari. Le forze politiche messe sotto accusa per i “costi della politica” e per essere causa della crisi economica hanno però dimostrato che un ruolo determinante per la salvaguardia nazionale tocca proprio alla politica. Infatti quando lunedì 11 luglio la Borsa era in picchiata, il momento di svolta e di ripresa è iniziato alla notizia che la “politica” aveva trovato un accordo e la manovra finanziaria sarebbe stata approvata in tempi rapidi.

Un successo per il governo che però è sembrato poco entusiasmare il suo capo. Può darsi che egli abbia voluto evitare protagonismi controproducenti. Ma la sostanza che emerge da questa vicenda è che per dar vita a un'adeguata governabilità di fronte all’attuale crisi economica e finanziaria è necessario che in entrambi i campi si sia capaci di ridimensionare le spinte estremistiche. E cioè è oggi necessario che sia nel centro-destra che nel centro-sinistra s’interrompa la lunga “ora di ricreazione” dell’antipolitica che negli anni ha enfatizzato i problemi lasciandoli però aggravare senza risolverli e dando vita ad una inconcludente e sempre peggiorativa serie di leggi elettorali.