BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ 2. Berlusconi e il "metodo Boffo" contro Tremonti

Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Imagoeconomica)


Il centro destra da quest’autunno ha vissuto sotto la cappa di questi due “cerchi magici” formatisi intorno ai due leader e che sono alla base della sconfitta elettorale avendo presentato il centro-destra come un gruppo non di dialogo e di ascolto, ma di epurazione e, in democrazia, le epurazioni hanno anche costi elettorali. Nel caso poi del Pdl il livello di guardia è stato abbondantemente superato nel momento in cui il “cerchio magico” del berlusconismo duro e puro – sull’onda della lotta a Fini – si è cristallizzato su un’aurea di ex An nel segno di una destra nuovista che immagina una “rivoluzione liberale” senza conoscere la storia liberale e come la democrazia liberale si svolga nel segno del liberalsocialismo e del cattolicesimo democratico. Una “rivoluzione liberale” contro tutto e tutti e senza nulla e nessuno.

È così che si è concentrato il tiro contro Tremonti. Di fronte all’accusa di reiterare il “metodo Boffo” il “cerchio magico” berlusconiano ha cercato di buttare all’aria la politica economica del governo Berlusconi accusandola di essere "socialista". Il riferimento è al welfare. Ma il passato deficit e la costruzione del welfare hanno in Italia un'impronta anche se non soprattutto democristiana, ma non si può chiedere al “cerchio magico” il coraggio che non ha e cioè il mettere in discussione l’opzione per un'identità di Partito Popolare europeo che è alla base della recente elezione di Alfano.

Rimane quindi spazio solo per l’epurazione del “socialista”. Abbiamo quindi visto in questi ultimi giorni come proprio il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, abbia invece sottolineato l’importanza del rapporto del Pdl con la tradizione cattolico-democratica e socialista riformista impersonata tra gli altri proprio da Tremonti. Per la maggioranza di Berlusconi se si vuol reagire al declino e al piano inclinato tocca cogliere l’occasione di una sponda responsabile - non destabilizzante e avventurista - rappresentata da Napolitano. Conviene cioè imboccare la strada di un vero e proprio movimento di forze pluralista, non arrogante e autoreferenziale. Si tratta di fronteggiare la situazione inedita non con formulette di “breve corso di storia del liberalismo”, ma con iniziativa rivolta a un elettorato non di destra agitata, ma secondo ascolto e consenso.