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1992-2011/ Da Craxi a Papa, quella falsa morale che sostituisce la politica

Pubblicazione:venerdì 22 luglio 2011

Alfonso Papa (Foto: IMAGOECONOMICA) Alfonso Papa (Foto: IMAGOECONOMICA)

La Camera che vota per l'arresto di Alfonso Papa e il Senato che si oppone agli arresti domiciliari per Alberto Tedesco. Il tutto nel giro di pochi minuti, in una strana giornata estiva di questa ormai indecifrabile legislatura. Alfonso Papa deve rispondere alla procura di Napoli per l'affare P4, mentre Alberto Tedesco sarebbe coinvolto nel filone delle indagini sulla sanità pugliese. Questa è la nuda cronaca su cui tutti i commentatori stanno cercando di ragionare e spiegare perché, in base  all'articolo 68 della Costituzione, si possa arrivare a decisioni opposte.

Non trascurando il fatto che Papa (pidiellino) è stato silurato, diciamo così, da  una parte del voto leghista, cioè della sua maggioranza, mentre Tedesco  (un  superstite di quella che  un tempo era la sinistra italiana) è stato salvato da  una maggioranza “variabile”. Per condire il tutto, di quello che si potrà ricordare come il “20  luglio” 2011, arriva da Milano la notizia che uno dei più influenti esponenti del Partito Democratico, l'ex Presidente della Provincia, Filippo Penati, è sotto  inchiesta per “tangenti in contanti”.

Quella che oggi viene definita la gente non sembra avare interessi o reazioni a questa brutta vicenda. Si può affermare senza il timore di essere smentiti che lo spettacolo è desolante e si può comprendere facilmente che ciò che scriveva il Censis sul rapporto tra politica e italiani è perfettamente realistico: il Paese è demotivato, corroso da un inquietante individualismo di massa “garantito” dallo Stato, lontanissimo dai cosiddetti partiti della Seconda Repubblica e insofferente verso quello che genericamente viene chiamato il mondo della politica.

E il tutto è giustificabile, comprensibile visto il comportamento di questa “nuova classe dirigente” uscita dalla cosiddetta “rivoluzione di velluto” emersa  nel 1992, l'apertura di  Tangentopoli. Il problema, purtroppo, è che ci si può disinteressare della politica, ma alla lunga è la politica stessa che arriva nelle case e nelle tasche dei cittadini.


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COMMENTI
22/07/2011 - MONTANELLI DAY (celestino ferraro)

Dieci anni senza Indro giornalista controcorrente Si parla ancora del suo rapporto con Berlusconi dal '94 in poi ma riguarda solo una piccolissima parte della sua carriera … Era il migliore editore possibile (diceva di lui Montanelli), ma parlava di un editore non politicizzato, di un editore libero dalla politica. Nel momento che questa caratteristica “pregiata”, Berlusconi la perde con la sua discesa in campo, Montanelli gli si fa ostile e le lodi precedenti divengono randellate per l’audace imbonitore. Avrebbe voluto, Montanelli, che il suo editore, munifico e generoso come nessuno, si fosse astenuto dalla politica restando soltanto un mecenate con la borsa pronta a ripianare i conti. Una pretesa egoistica per un uomo di mondo che della sua vita diede prova eterodosso della libertà più libera a qualsiasi tirannia. Era un pretendere che il diritto di far politica fosse conculcato dalla figura dell’editore, strumento egoistico della società capitalista. Sarebbe stato come chiedere all’uomo sacerdote di castrarsi per immunizzarsi dalle tentazioni sessuali. Se l’uomo Berlusconi, come imprenditore, era un ottimo editore, perché mai non avrebbe potuto essere, al contempo, ottimo politico ed editore? Fisime libertarie di grandi uomini che, Montanelli, alimentava incurante dell’altrui diritto. Celestino Ferraro

 
22/07/2011 - La morale popolare non è falsa (Salvatore Ragonesi)

Nell'intervento di Gianluigi Da Rold si trovano osservazioni convincenti e considerazioni assai discutibili,almeno dal mio punto di vista.Vero è che oggi l'individualismo è molto diffuso ed ha contribuito a creare una notevole distanza dai partiti ed anzi ha prodotto lo scardinamento degli stessi partiti,ma non è esatto dire che la "gente" non abbia reagito al malaffare e al malcostume.La questione morale(applicata alla cosa pubblica)è in primo luogo la capacità da parte del popolo di vedere il male della politica e l'intrallazzo che ne deriva,quando invece bisognerebbe essere rigorosi,specie in momenti di sofferenza sociale.In secondo luogo la questione morale è il giudizio negativo sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci,delle prebende e delle consulenze,degli enti e dei consorzi,ad uso esclusivo dei parenti e degli amici e con un peso insopportabile sulla comunità locale e nazionale.Magari con il pretesto del federalismo!Alla gente non importano più le piccole contraddizioni,quanto le grandi mistificazioni da parte di tutti i partiti per tenere in mano saldamente il potere e gli affari di famiglia.La morale popolare non è perciò falsa,quando colpisce l'inganno ed il malaffare,ma autentica,efficace e produttiva.Se non fosse così,sarebbe la fine della politica come bene della polis.