BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

1992-2011/ Da Craxi a Papa, quella falsa morale che sostituisce la politica

Pubblicazione:venerdì 22 luglio 2011

Alfonso Papa (Foto: IMAGOECONOMICA) Alfonso Papa (Foto: IMAGOECONOMICA)

Il problema quindi diventa di sopravvivenza, di come i cittadini italiani possono sopravvivere al degrado di questa situazione. In effetti il voto  “opposto” della Camera e del Senato, per i due casi citati, prescinde da ogni  considerazione di carattere giudiziario e processuale, in base a cui i  parlamentari dovrebbero giudicare.

Qui si possono notare solo doppiogiochismi da “basso impero”, agguati e ricatti, faziosità di parte portata all'ennesima  potenza. Prima del 1992 ci saranno stati dei partiti corrotti, ma oggi non esistono nemmeno più i partiti, ridotti ormai con nomi nuovi, ad agglomerati che difendono interessi personali, di lobbies, di corporazioni e sempre in base a quella insopportabile nuova ideologia che viene definita “questione morale”. 

Sembra di riascoltare una vecchia battuta di Ugo Tognazzi, quando ironizzava sull'ipocrisia della politica, concludendo ogni discorso con un: “sempre nell'ambito delle Nazioni Unite”. Bisognerebbe avere invece il coraggio di dire che qui non si capisce più nulla di che cosa sia morale o non morale, anche declinandolo al mondo della politica. Ed emerge solo uno spesso strato di ipocrisia, una mirata disinformazione e una totale confusione.

Se non altro nel 1992 c'era uno schema: i partiti corrotti che stavano rovinando l'Italia. Era uno schema molto discutibile, che schematizzava su 40  anni di “guerra fredda” e su cui nessuno ha mai voluto veramente indagare. Basti pensare che il famoso “Dossier Mitrokhin”, in Italia non è un testo dimenticato, ma letteralmente sconosciuto e disatteso, tanto che alcuni si sono salvati per prescrizione, più o meno come in Calciopoli.

Ma adesso non c'è più neppure questo schema. Si va allo scontro del tutti contro tutti, all'interno degli stessi schieramenti a cui si appartiene, con l'unica logica del tornaconto personale e a breve. Se questa è la nuova Repubblica, vien voglia, paradossalmente, di fare un elogio alla corruzione alla maniera di Mandeville. Ma è anche questo solo un amaro paradosso.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
22/07/2011 - MONTANELLI DAY (celestino ferraro)

Dieci anni senza Indro giornalista controcorrente Si parla ancora del suo rapporto con Berlusconi dal '94 in poi ma riguarda solo una piccolissima parte della sua carriera … Era il migliore editore possibile (diceva di lui Montanelli), ma parlava di un editore non politicizzato, di un editore libero dalla politica. Nel momento che questa caratteristica “pregiata”, Berlusconi la perde con la sua discesa in campo, Montanelli gli si fa ostile e le lodi precedenti divengono randellate per l’audace imbonitore. Avrebbe voluto, Montanelli, che il suo editore, munifico e generoso come nessuno, si fosse astenuto dalla politica restando soltanto un mecenate con la borsa pronta a ripianare i conti. Una pretesa egoistica per un uomo di mondo che della sua vita diede prova eterodosso della libertà più libera a qualsiasi tirannia. Era un pretendere che il diritto di far politica fosse conculcato dalla figura dell’editore, strumento egoistico della società capitalista. Sarebbe stato come chiedere all’uomo sacerdote di castrarsi per immunizzarsi dalle tentazioni sessuali. Se l’uomo Berlusconi, come imprenditore, era un ottimo editore, perché mai non avrebbe potuto essere, al contempo, ottimo politico ed editore? Fisime libertarie di grandi uomini che, Montanelli, alimentava incurante dell’altrui diritto. Celestino Ferraro

 
22/07/2011 - La morale popolare non è falsa (Salvatore Ragonesi)

Nell'intervento di Gianluigi Da Rold si trovano osservazioni convincenti e considerazioni assai discutibili,almeno dal mio punto di vista.Vero è che oggi l'individualismo è molto diffuso ed ha contribuito a creare una notevole distanza dai partiti ed anzi ha prodotto lo scardinamento degli stessi partiti,ma non è esatto dire che la "gente" non abbia reagito al malaffare e al malcostume.La questione morale(applicata alla cosa pubblica)è in primo luogo la capacità da parte del popolo di vedere il male della politica e l'intrallazzo che ne deriva,quando invece bisognerebbe essere rigorosi,specie in momenti di sofferenza sociale.In secondo luogo la questione morale è il giudizio negativo sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci,delle prebende e delle consulenze,degli enti e dei consorzi,ad uso esclusivo dei parenti e degli amici e con un peso insopportabile sulla comunità locale e nazionale.Magari con il pretesto del federalismo!Alla gente non importano più le piccole contraddizioni,quanto le grandi mistificazioni da parte di tutti i partiti per tenere in mano saldamente il potere e gli affari di famiglia.La morale popolare non è perciò falsa,quando colpisce l'inganno ed il malaffare,ma autentica,efficace e produttiva.Se non fosse così,sarebbe la fine della politica come bene della polis.