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QUALCOSA DI SINISTRA/ Perché le manette non ci regalano un'Italia migliore?

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Un'immagine di Bettino Craxi a Milano (imagoeconomica)  Un'immagine di Bettino Craxi a Milano (imagoeconomica)


Torniamo al ’92. Cos'ha portato l’ondata di rivolta popolare, di disgusto sociale e di protesta fondamentalista (vi ricordate “il popolo dei fax”? Un pre-movimento pre-internettaro, ora ci sono il “Se non ora quando”, il “flash-mob” e i tormentoni sui social network, ma sempre fuffa è) che esprimeva tutta la voglia di cambiare, di svoltare, di chiudere con la casta dei vecchi partiti del pentapartito… Un’immagine emblematica dello strapotere della vecchia casta, sempre da Napoli, la rese il mitico Paolo Cirino Pomicino, andreottiano di ferro, capozona elettorale nel napoletano, che una domenica venne beccato con un gruppo di una ventina di amici a pretendere e ottenere l’accesso alla sede Rai di Napoli, all’insegna del “lei lo sa chi sono io!”, per poter assistere in diretta e in bassa frequenza alla partita in trasferta del Napoli.

Sono passati vent’anni. La stagione di Mani Pulite, quei 5.000 indagati, quei 2.800 arrestati (e quei due o trecento condannati, ma questo è un altro discorso) e quella riforma elettorale bipolare incompiuta e naufragata nel Porcellum, hanno condotto al regime bipartito Berlusconi – Lega e all’instaurarsi di un’altra casta, dove lo sfregio al buon gusto e l’abuso oltraggioso deò potere sono simboleggiati dai riti orientaleggianti del Bunga-Bunga del capo, e dei mille sub-Bunga-bunga dei cortigiani, ma anche delle sagre paleolitico-paesane di Pontida. Dov’è l’evoluzione, dov’è la riqualificazione della casta? A paragone della stagione delle Olgettine e del degrado delle varie cricche, il tifo sporitivo da privilegiato di Pomicino fa quasi tenerezza.

Certo, questi sono tutti argomenti a favore di una definitiva bonifica della “casta” rispetto ai suoi privilegi, ai suoi abusi, alle sue pretese, e non di una sua “assoluzione”. Ma se la storia può insegnarci qualcosa è che per ricostruire non ci si può accontentare di distruggere. E invece l’invidia sociale porta solo distruzione.
Quel che c’è da chiedersi è invece come ricostruire una classe dirigente che abbia, profondo, il senso del servizio civile e della funzione morale e sociale della politica e della pubblica amministrazione. Una classe dirigente politica da stipendiare bene non perché si conceda lussi personali ma perché non abbia problemi pratici e possa concentrarsi in quel difficilissimo lavoro che è la politica. Perché non abbia alibi per tentare arricchimenti personali illeciti. Dimezzare il numero dei parlamentari?



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COMMENTI
23/07/2011 - come al solito si inverte causa effetto... (Marco Panniello)

Le manette, caro autore, non sono altro che la conseguenza logica e inevitabile della condotta delle persone che le subiscono, e non la causa !!!! La vera verita' e' che in Italia, per ora, il popolo ha perso la consapevolezza del suo potere. Mandare a casa la casta e' fattibile e dovra' essere fatto. Sostituendola con "impiegati a breve termine". Mi sembra di rivedere il discorso voti scolastici: se vanno tutti male non e' colpa loro, e' il professore che da' esercizi troppo difficili. Quindi se tutti i politici finiscono in manette, secondo certi benpensanti (quasi sempre con penna in mano e diritto di pubblicazione, guarda un po') e' colpa del giustizialismo-manetteriafacile. Ma che stiamo scherzando? Chi si macchia di furto difficilmente trova lavoro, mentre i politici sembra che piu' sono sporchi + hanno successo. Alla prima dovrebbero essere interdetti da qualunque carica, allora per incanto le manette scompariranno !!!!

 
22/07/2011 - Serve piu sobrietà e decisioni (Giovanni Menegatti)

Sono sempre stato convinto che le manette non servono a niente,i nostri eletti devono rendersi conto che sono rimasti gli unici in Europa ad avere degli assurdi privilegi, dopo essere pagati profumatamente.Una sera hanno fatto vedere in TV la giornata di lavoro di un deputato Svizzero, che al mattino si alzava molto presto dal suo paese, prendeva il treno come qualsiasi dipendente, andava a Berna arrivato alla stazione prendeva la metro e si recava in Parlamento, come qualsiasi dipendente pubblico o privato.Fatta la sua giornata di lavoro al parlamento nello stesso modo ha fatto ritorno alla sua casa, pur essendo pagato molto meno dei nostri, senza il portaborse era molto orgoglioso di servire il proprio paese.Ecco quello che manca ai nostri eletti è l'orgoglio di servire il paese,una volta che sono la si sentono onnipotenti pensano solo a loro stessi.Sono icapaci di prendere decisioni sia quelli di destra che di sinistra, hanno sempre paura di perdere il consenso, se andiamo avanti cosi non si fa mai niente perchè su ogni decisione,cè sempre chi protesta e per paura di perdere voti si preferisce non fare.

 
22/07/2011 - perchè le manette non ci regalano ........... (GIUSEPPE FERRIGNO)

Perchè siamo italiani, la classe diregente è composta da italiani e il DNA è italiano ( siamo affetti dai sette vizi capitali)