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SCENARIO/ È Maroni il dopo Berlusconi? Nella Lega è scontro…

La farsa dello spostamento dei ministeri al nord, nella Villa Reale di Monza, è l’ennesima boutade di Bossi per incrementare il consenso. Ma Maroni pensa ad altro. FRANCESCO JORI

Umberto Bossi e Roberto Maroni (Imagoeconomica) Umberto Bossi e Roberto Maroni (Imagoeconomica)

Da Umberto I a Umberto e basta. Villa Reale di Monza torna a ospitare un uomo pubblico quasi esattamente (sei soli giorni di differenza) 111 anni dopo il mortale attentato che il 29 luglio 1900 vide perire l’allora re d’Italia per mano dell’anarchico Brescia. E con tutta evidenza, il precedente storico è tutt’altro che di buon auspicio per il Grande Capo della Lega e ministro Bossi: il quale, disertata pochi giorni fa l’aula dove si votava sulla richiesta di arresto per l’onorevole Papa, ha voluto invece sottolineare con la propria presenza il significato dell’inaugurazione dei cosiddetti ministeri decentrati al Nord.

Cosiddetti è la parola giusta: neanche al più ortodosso dei suoi fedelissimi il senatùr può spacciare per spostamento di un ministero (come fieramente preannunciato a giugno sul prato di Pontida) l’apertura di un ufficio con tre scrivanie, un computer, zero telefoni e qualche folkloristico fermarcarte con Alberto da Giussano in effigie. Dove, si è tenuto a chiarire a Monza, i ministri interessati saranno presenti al lunedì e al venerdì: nulla più di quanto facevano i parlamentari della Prima repubblica, grandi firme e peones, per curare il proprio collegio elettorale. Senza strombazzare la cosa per una rivoluzione istituzionale.

Il fatto è che la Lega in questa fase ha bisogno di produrre spesse volute di fumo per mascherare l’inedita incertezza che la caratterizza all’interno. Dove due fenomeni convivono e si intersecano: l’esigenza di smarcarsi dal Pdl per non perdere consensi elettorali; e le divisioni che caratterizzano la struttura di vertice del Carroccio. Sul primo punto, dai rifiuti di Napoli al rifinanziamento delle missioni all’estero, dal voto espresso su Papa a quello su cui bisognerà pronunciarsi per Milanese e Romano, la posizione leghista è abbastanza chiara. Lo sarebbe stata di più se Bossi alla vigilia della vicenda Papa non avesse provveduto ad autosmentirsi a ore alterne, e se in quest’ultimo fine settimana si fosse risparmiato la commediola dei messaggi a distanza col Cavaliere all’insegna del “tutto va ben”.