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SCENARIO/ È Maroni il dopo Berlusconi? Nella Lega è scontro…

Umberto Bossi e Roberto Maroni (Imagoeconomica) Umberto Bossi e Roberto Maroni (Imagoeconomica)

Ma come la pensi la quasi totalità della base, e una larghissima maggioranza del gruppo parlamentare, è fin troppo evidente. E poiché, al di là delle morbidose dichiarazioni di facciata, è molto facile che a primavera si vada alle urne, il Carroccio non può certo permettersi di veder franare i consensi faticosamente acquisiti negli ultimi tre anni, col rischio di tornare alla magra percentuale a una cifra detenuta tra il 2001 e il 2006 (4 per cento). Anche perché l’obiettivo di Bossi non è di fare la ruota di scorta di Berlusconi, ma di far diventare la Lega il primo partito del Nord: obiettivo sfiorato ma non raggiunto né nel 1996 (20 per cento sopra il Po), né alle regionali 2010 (23 per cento).

Qui si intersecano gli umori, anzi i malumori interni al Carroccio. Dove non è in atto (non a breve termine, almeno) la corsa alla successione di Bossi, ma uno scontro (probabilmente decisivo) tra una larga maggioranza che fa capo a Maroni e il cosiddetto cerchio magico che sta facendo quadrato attorno al Capo. Più che un cerchio un circo, ironizza qualche leghista di vecchia data. Ma che negli ultimi tempi si è fatto troppo presente: anche in senso fisico, con la ridicola pretesa di sedersi accanto a Umberto su qualsivoglia palco, da quelli istituzionali a quelli delle sagre di paese. Maroni non è più disposto a tollerare questa invadenza, soprattutto perché non vuole ostacoli interni sulla strategia che sembra avere in mente: non certo virare a sinistra, né ricondurre il Carroccio all’improduttiva corsa in solitario, ma ricostruire un centrodestra che recuperi Fini e Casini. Operazione non impossibile, visto che per entrambi il vero ostacolo è l’onnipresenza del Cavaliere.

Se Berlusconi accettasse di fare quel passo indietro in cui spera sottovoce anche una parte non irrilevante del Pdl, si potrebbe così portare la legislatura alla scadenza naturale del 2013, e al tempo stesso mettere a punto la macchina del centrodestra in vista di quell’appuntamento. Già, ma sostituirlo con chi? Non certo Tremonti, sulla cui eccessiva invadenza Maroni ha appena esternato. Magari con lo stesso Maroni, dando così alla Lega una visibilità ben più corposa delle modeste scrivanie (340 euro l’una) insediate nel pomposo scenario di Villa Reale.

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