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Politica

SCENARIO/ 2. Mannino: il giustizialismo punirà Casini e Bersani

Assoluta infondatezza della richiesta di carcerazione per l'onorevole Papa. CALOGERO MANNINO spiega perché la magistratura oggi prevale sul Parlamento

Pier Ferdinando Casini e Pier Luigi Bersani (Foto Imagoeconomica)Pier Ferdinando Casini e Pier Luigi Bersani (Foto Imagoeconomica)

Ripensando a quanto è avvenuto il 21 luglio alla Camera dei deputati rimango sempre più amareggiato perché, su una questione delicata e complessa come quella su cui siamo stati chiamati a decidere, sarebbe stato innanzitutto necessario che tutte le forze politiche e i gruppi parlamentari avessero lasciato libertà di voto ai propri parlamentari, permettendo loro così di affrontare la questione con molta serenità. In questo modo, tra l’altro, sarebbe apparso evidente che proprio l’impostazione della richiesta di custodia cautelare avanzata dal gip avrebbe meritato due giudizi con esiti totalmente diversi.

L’articolazione dettagliata della richiesta dimostrava infatti che, tecnicamente, l’inchiesta aveva fatto un lavoro inattaccabile: il gip aveva selezionato il materiale di accusa, le tesi di appoggio e le prove. La conseguenza naturale di tutto ciò sarebbe stata la perfetta legittimità del rinvio a giudizio. La conseguenza opposta alle conclusioni di questo lavoro sarebbe stata invece l’assoluta infondatezza della richiesta di carcerazione, non essendo pensabile che l’On. Papa potesse fuggire e reiterare i reati. Le prove dei fatti che gli venivano addebitati erano infatti già acquisite e non esisteva alcun rischio di inquinamento delle prove. Anzi, laddove l’On. Papa avesse provato a farlo, avrebbe dato motivo al pubblico ministero, e poi al gip, di contestargli nuovi reati.

Con ciò si dimostra che il gip ha usato tutta la sua abilità tecnica per offrire a chi avesse scelto di dichiararsi favorevole alla sua richiesta una solida base di appoggio. Così facendo però è andato oltre il segno per ottenere di più. E questo di più non è soltanto la carcerazione di Papa, o la “sberla” data a Berlusconi, ma la pretesa dimostrazione che tra pubblico ministero, gip e Parlamento, a prevalere è il primo. Questo, com’è ovvio, apre una questione delicata che va al di là del fatto che sarebbe stato giusto processare Papa e mandarlo in galera,eventualmente, dopo la sentenza passata in giudicato. Il gip ha ottenuto infatti la riaffermazione di un principio: quando la pubblica accusa ha motivo di azione penale nei confronti di un deputato questi, innocente o colpevole, deve andare in galera.

E con ciò si pone in evidenza che il problema centrale della crisi della giustizia in Italia è il processo. Infatti, quando sul processo grava la pregiudiziale iniziativa dell'accusa, il processo non è più un confronto pari, e il Giudicante deve faticare, nella migliore delle ipotesi, per mantenere la sua terzietà. L'art. 274 del cpp. ha messo nelle mani dell'accusa che comprende il pm e il gip, sempre più strettamente vincolati, salvo sempre più rari casi, un potere straordinario che tenta di predeterminare l'esito del processo, oltretutto anticipandolo al suo inizio. Chi da imputato viene processato in ceppi è già stato condannato.

È questo potere esuberante del Pm che rappresenta il problema non del rapporto giustizia-politica, ma il problema della Giustizia tout-court.