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Politica

SCENARIO/ 2. Mannino: il giustizialismo punirà Casini e Bersani

Pier Ferdinando Casini e Pier Luigi Bersani (Foto Imagoeconomica)Pier Ferdinando Casini e Pier Luigi Bersani (Foto Imagoeconomica)

C’è perciò un problema politico aperto del quale, con assoluto garbo, deve farsi carico il Presidente Napolitano, che ha già posto comunque l’argomento relativo all’assurdità e all’inammissibilità di uno scontro tra politica e magistratura. I limiti che la magistratura  deve dare alla sua azione non sono certo dati dai privilegi da accordare alla politica, ma dal rispetto dei principi e dei criteri di legalità che non devono essere forzati per dimostrare che il potere decisivo è quello delle manette. Queste cose, in altri tempi, le scriveva nei suoi libri un grande giurista che oggi, su un quotidiano della Capitale, persegue altre battaglie. A ogni modo deve essere chiaro a tutti che il criterio garantista è essenziale al criterio di legalità e non c’è legalità quando essa viene imposta attraverso la forzatura delle norme.

Alla luce di questo ragionamento, è inevitabile riflettere sulle conseguenze politiche di quanto è avvenuto, grazie alle scelte del Pd e di molti altri, tra i quali mi addolora registrare l’impensabile presa di posizione dell’Udc. Il discorso alla Camera dell’On. Mantini, infatti, non rispecchiava nessun tratto della grande tradizione politica dei giuristi della Democrazia cristiana che, dalla Costituente in poi, si sono occupati di diritto penale, come Leone e Moro. E proprio di quest’ultimo ricordo le battaglie che condusse nel 1976, non contro la magistratura, ma affinché l’azione penale fosse sempre contenuta dentro l’alveo delle norme processuali, che non possono non comprendere norme etiche e norme di civiltà umana. Purtroppo, nelle parole di Mantini tutto questo non c’era e, francamente, ne sono addolorato.

E mi preoccupa ancor di più il fatto che la ricerca dell’alternativa a Berlusconi, legittima e oggi sempre più indispensabile, sia ricacciata sul terreno del giustizialismo. In questo modo è evidente che non porterà alcun frutto e che il beneficiario di un’impostazione che tende a rilanciare un giustizialismo becero e disumano non sarà né Bersani, né Casini, ma il giudice di turno che giungerà a cavallo dell’ex collega, oggi deputato, Antonio Di Pietro.

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