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RISPOSTA/ Antonini: il nostro federalismo mette sotto esame anche i ministri

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Quest’ultimo decreto conferma quindi una direzione intrapresa e permette di chiarire un equivoco. Si è infatti sostenuto che il federalismo fiscale sarebbe morto con la manovra, per via dei tagli e della loro distribuzione, ritenuta sperequata in relazione al comparto Regioni ed Enti locali. In realtà, va precisato che diverse richieste sono state ampiamente considerate nel testo finale della manovra e che la distribuzione delle misure di contenimento della spesa è proporzionale alla spesa primaria dei singoli comparti.

Ma il punto decisivo da considerare, ai fini di superare l’equivoco, è un altro. Occorre considerare in modo più compiuto la dinamica temporale: come ha affermato il ministro Calderoli in una recente audizione, il federalismo fiscale è una riforma strutturale, la manovra è un intervento congiunturale, seppure con obiettivo politico decisivo come il pareggio di bilancio. Un conto è una riforma di lungo periodo, un conto è una manovra. Il federalismo fiscale ha infatti una dimensione strutturale che modifica nel lungo periodo il sistema istituzionale e supera il centralismo, con un impatto su i grandi temi: i comportamenti, la responsabilità, la trasparenza, la democraticità, il controllo elettorale, il superamento della spesa storica. La manovra è invece congiunturale, con una finalità triennale e un obiettivo fondamentale che è il pareggio di bilancio.

Questo è certo un obiettivo ad alta intensità politica: nella crisi, senza pareggio di bilancio non c’è né lo Stato centrale, né federalismo. Non è il pareggio di bilancio che fa saltare il federalismo fiscale, ma è il pareggio che lo permette. Ne è riprova che Paesi autenticamente federali come la Germania hanno introdotto l’obiettivo del pareggio del bilancio nella Costituzione. Il federalismo fiscale non può quindi essere ridotto alla manovra. Il federalismo fiscale non è una finanziaria, è una riforma profondamente strutturale che incide in profondità sul sistema istituzionale. È diretto a raddrizzare l’albero storto, a riportare cioè il nostro sistema in un quadro di trasparenza e responsabilità, razionalità.

Il processo di determinazione dei costi e fabbisogni standard permette il risultato epocale del superamento dell’irrazionalità del finanziamento in base alla spesa storica, per cui più spendevi e più eri premiato: un meccanismo istituzionale perverso che per trentacinque anni ha orientato il sistema di spesa favorendo sprechi e inefficienze. Il decreto legislativo sulla armonizzazione dei bilanci, destinato a incidere, modernizzandoli, sui bilanci di 9.700 enti porta il nostro sistema a un livello di trasparenza e di ordine che spesso era gravemente compromesso. Si tratta di cambiamenti radicali e strutturali dell’assetto istituzionale, che permettono di rimediare anche alle gravi carenze cognitive che inquinano il nostro assetto istituzionale e depotenziano le capacità decisionali.

I decreti legislativi sul sistema fiscale di Regioni, Province e Comuni sbloccano e riformano l’autonomia impositiva in un quadro dove la spesa viene resa trasparente appunto attraverso complessi e decisivi processi di standardizzazione. Ed eliminano l’aspettativa deresponsabilizzante dei ripiani statali, che ha inquinato a lungo il nostro sistema non favorendo i processi di riforma e di ristrutturazione delle inefficienze. Gli esempi potrebbero continuare: dimostrano e confermano che il federalismo fiscale non va confuso con la manovra. Non comprendere che si tratta di un processo istituzionale di lungo periodo determina un grave fraintendimento che danneggia la giusta direzione riformista intrapresa dal nostro ordinamento.

Da questo punto di vista, la stessa attuazione della legge delega n. 42 del 2009 avvia ma non esaurisce il processo. Ad esempio, oggi si agisce molto sulle addizionali e sulle compartecipazioni, domani, in un quadro divenuto più razionale e trasparente per effetto della direzione intrapresa, il processo è destinato ad andare più avanti. La manovra è triennale, il federalismo fiscale che si avvia oggi con l’attuazione della legge n. 42 del 2009, non si esaurisce nemmeno nella delega: questa, con gli otto decreti legislativi approvati, pone il primo fondamentale e indispensabile tassello di razionalizzazione del sistema.


COMMENTI
29/07/2011 - il federalismo fiscale a regime (antonio petrina)

Va benissimo per la riforma strutturale del federalismo : si costruisce con "mattoni nuovi" la finanza degli enti territoriali perchè ricresca l'albero sano . Forse ora gli eell temono che il periodo transitorio di tre anni li porti esangui , specialmente ora che lo Stato s'impone il pareggio di bilancio entro il 2014. Se per strada qualcuno non ce la fa cosa succede ? I virtuosi possono riprendere il cammino ovvero rimangono fermi in attesa che il nuovo motore sia a pieno regime?