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RISPOSTA/ Antonini: il nostro federalismo mette sotto esame anche i ministri

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Una volta attuata - e anche “tagliandata” con i decreti correttivi - questa indispensabile riforma, il processo del federalismo fiscale, è potenzialmente destinata a essere più ampia: può essere vista in un orizzonte temporale non triennale, ma addirittura trentennale per le prospettive che può aprire. Così è avvenuto in altri ordinamenti simili al nostro, come ad esempio quello spagnolo, dove il modello attuale che vede oggi le Regioni spagnole (le Comunità autonome) gestire anche normativamente il 50% dell’imposta sul reddito, dopo la riforma fondamentale del 1980, è stato frutto di ben altri tre passaggi (1996; 2001; 2009), secondo un processo appunto che ha avuto durata trentennale. Un processo analogo è avvenuto in Germania con una costante manutenzione della normativa costituzionale e legislativa dei rapporti tra Federazione e Länder e poi le riforme del 2006 (Föderalismusreform I) e del 2009 (Föderalismusreform II).

Anche il federalismo fiscale italiano è un processo di lunga durata che è stato avviato in termini strutturali della legge n. 42 del 2009 e dai relativi decreti attuativi. Da questo punto di vista è interessante notare che lo stesso processo di attuazione della legge n. 42 del 2009 si è già dimostrato un grande laboratorio di innovazioni anche per il sistema centrale: basti pensare all’introduzione dei fabbisogni standard e al superamento della spesa storica anche per le amministrazioni centrali dello Stato. Peraltro, a conferma di quanto detto va anche rilevato che il nuovo disegno di legge delega assistenziale pone al centro le Regioni e i Comuni in vista della creazione di un sistema sanitario socio-assistenziale integrato, basato sul principio di sussidiarietà verticale e orizzontale.

Da questo punto di vista è decisamente improprio ridurre il federalismo fiscale al taglio dei trasferimenti da fiscalizzare. Il processo del federalismo fiscale è strutturale: è ben altra cosa e ben altra prospettiva. È chiaro che in assenza dei tagli nell’immediato l’attuazione del federalismo fiscale in base alla legge n. 42 del 2009 avrebbe portato maggiori benefici alle autonomie, ma, come si è detto, senza pareggio di bilancio ormai non resisterebbe non solo il federalismo, ma nemmeno lo Stato centrale. Non è una volontà politica nazionale a dirlo, non è solo un vincolo imposto dall’Europa, è qualcosa di diverso e molto più rilevante: sono i mercati a richiederlo.

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COMMENTI
29/07/2011 - il federalismo fiscale a regime (antonio petrina)

Va benissimo per la riforma strutturale del federalismo : si costruisce con "mattoni nuovi" la finanza degli enti territoriali perchè ricresca l'albero sano . Forse ora gli eell temono che il periodo transitorio di tre anni li porti esangui , specialmente ora che lo Stato s'impone il pareggio di bilancio entro il 2014. Se per strada qualcuno non ce la fa cosa succede ? I virtuosi possono riprendere il cammino ovvero rimangono fermi in attesa che il nuovo motore sia a pieno regime?