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MANOVRA/ Antonini: la rivoluzione sussidiaria di cui nessuno parla

Pubblicazione:mercoledì 6 luglio 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 7 luglio 2011, 13.39

La bandiera italiana La bandiera italiana

A questo scopo vengono riqualificate e integrate le prestazioni socio-assistenziali in favore dei “soggetti autenticamente bisognosi”; si procede quindi ad armonizzare i “diversi strumenti previdenziali, assistenziali e fiscali di sostegno alle condizioni di bisogno”, in modo da evitare dispendiose duplicazioni di servizi e realizzare una reale gestione integrata del welfare assistenziale. Viene istituito un fondo per l’indennità sussidiaria alla non autosufficienza, da ripartire tra le regioni, sulla base di parametri standardizzati, in modo da facilitare a regime un unicum assistenziale, socio-sanitario e socio-assistenziale.

Nel complesso si tratta di una riforma necessaria: l’attuale impalcatura normativa ha prodotto un sistema bicefalo, da un lato, fonte di una crescita incontrollata della spesa e, dall’altro, spesso inefficace rispetto alle reali situazioni di bisogno. La delega prevede anche che la Social card sia assegnata ai Comuni, anch’essi tenuti ad affidare alle organizzazioni Non Profit la gestione della carta acquisti “attraverso le proprie reti relazionali”.

Sono proprio queste reti che permettono di entrare in rapporto vero con il bisogno e trasformare un sussidio in una possibilità di rapporto che spesso è decisiva per una risposta non solo burocratica ma umana a certe situazioni disagiate.

In questo modo la delega assistenziale rende giustizia anche ai dati recentemente messi in evidenza dall’Istat sul Terzo settore: 3,5 milioni di cittadini coinvolti in attività di volontariato, un valore economico di circa 8 miliardi e quasi 400 mila occupati a tempo pieno.



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