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DIBATTITO/ Police: il pareggio di bilancio in Costituzione, rimedio ai guai della politica

Pubblicazione:mercoledì 10 agosto 2011

Giorgio Napolitano (Foto: ANSA) Giorgio Napolitano (Foto: ANSA)

Si perderebbe una parte significativa della possibilità di scelte di politica economica e di spesa, per esempio in momenti di recessione. Mentre con l’attuale Costituzione il governo in periodi di recessione, con politiche di spesa aggressive, potrebbe incidere sul ciclo economico.

I benefici supererebbero tutti questi «costi»?

In una situazione come quella attuale un rimedio come questo è assolutamente essenziale, a fronte dei rischi che stiamo correndo. La credibilità del Paese è talmente bassa che non c’è un rimedio meno invasivo e meno costoso di quello proposto. E questo forse è il motivo per cui da parte di forze politiche anche contrapposte tra loro non si sono sentite particolari voci contrarie. Anche perché il vincolo del pareggio di bilancio sarà molto comodo per qualsiasi governo: è la giustificazione, pronta e indipendente dalla propria volontà politica, di dover tenere a freno i conti pubblici. E quindi è il modo per non vedersi imputate scelte dolorose e pesanti, da parte di qualsiasi governo debba trovarsi in carica.

Ma oltre alla certezza del valore dei titoli di Stato, quali altri vantaggi ci sarebbero?

Questo «solo» beneficio, cioè la credibilità e la permanenza della solvibilità dello Stato rispetto al suo debito, ne nasconde molti altri, anzi tutti gli altri. Perché nel momento in cui si assicura al nostro sistema una visibile solvibilità certa nel tempo, tutti coloro che sottoscrivono titoli di Stato continuano a farlo. E in questo modo consentono allo Stato di assolvere ai suoi compiti essenziali, come le prestazioni, i servizi, la tutela dell’ordine pubblico, la partecipazione alle missioni di pace internazionali. Nel momento in cui lo Stato dovesse risultare poco credibile in quanto incapace di fare fronte al debito pubblico, come è avvenuto con il default dell’Argentina, le capacità dello Stato di continuare a svolgere i suoi compiti diminuisce grandemente. E quindi non poter far fronte alle obbligazioni assunte con il titolo del debito, comporta conseguenze gravissime per tutta la collettività.

 

(Pietro Vernizzi)



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