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Politica

CRISI/ Bersani: il governo prende in giro il Paese. Di Pietro: noi pronti a fare la nostra parte

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sulle misure anti-crisi del governo. Il segretario del Pd, Bersani, attacca la maggioranza, Di Pietro apre al dialogo 

Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)

Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, boccia la manovra del governo Berlusconi contro la crisi. «La leggerò, ma così com'è uscita - ha dichiarato Bersani al Tg di La7 -, questa manovra non è in grado di rispondere ai problemi». Il leader dei democratici ha annunciato poi una serie di proposte alternative concrete che verranno presentate a breve: «Vi indicheremo noi le cose difficili da fare, quelle che non volete fare perchè colpirebbero i "vostri", quelli cioè che non pagano le tasse».
Diverso l'atteggiamento del leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: «Finalmente il Governo ha mostrato le carte, anche se piene di ombre e di luci. Vista la situazione disastrosa in cui versa il sistema economico-finanziario del nostro paese, l'Italia dei Valori ha il dovere di fare la sua parte, affrontando il provvedimento nel merito. Siamo consapevoli che non possiamo comportarci come l'asino di Buridano che, continuando a dire sempre no, alla fine è morto di fame».
Di Pietro ha apprezzato poi la proposta di riduzione delle province, l'accorpamento dei comuni più piccoli e la diminuzione del numero di consiglieri regionali. Critico invece sui tagli agli enti locali e sul taglio della spesa sociale. «Noi dell'IdV - ha ribadito Di Pietro - faremo fino in fondo il nostro dovere per evitare che la nave cali a picco», conclude Di Pietro.
Questa la reazione composita dell'opposizione alle decisioni uscite dal Cdm intorno alle 21. «Il nostro cuore gronda sangue - ha dichiarato Silvio Berlusconi nella conferenza stampa -. Avevo promesso che non avrei mai messo le mani nelle tasche degli italiani ma la situazione dell'economia è cambiata».
Non solo tasse comunque, ma anche un taglio ai costi della politica. "Salteranno" infatti circa 50 mila poltrone, i comuni sotto i 1.000 abitanti verranno accorpati e verranno tagliate le province più piccole.
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha poi illustrato i tagli ai trasferimenti agli enti locali (in parte compensata dalla tassa sulle transazioni finanziarie) e dall'anticipo del federalismo fiscale.