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DIBATTITO CRISI/ Pamparana: sono indignato, ma non per contratto

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La crisi in Italia (Fotolia)  La crisi in Italia (Fotolia)

So, ne sono sempre più consapevole, che devo trasmettere ai miei figli qualche vecchio concetto che noi abbiamo dimenticato: ad esempio, la ricchezza, il benessere, la serenità, non è data dal possesso di tre cellulari, due macchine e via dicendo, ma dalle non poche occasioni che abbiamo di sorridere e talvolta ridere. Un recupero sostanziale di quei valori che certo i nostri nonni ci trasmisero. Non perché loro fossero più bravi e saggi di noi, ma perché spesso non avevano altro da lasciarci.

Però…

Però voglio che questo Stato, anzi pretendo, esigo che mi rilasci  una ricevuta. Che attesti, nero su bianco, che il mio modesto sacrificio, certo sostenibile con una più oculata gestione, serva anche a coloro che sono stati meno fortunati, e che i miei denari siano utilizzati per il futuro del mio bambino: scuola e lavoro. Vorrei che lor signori dessero per primi l’esempio. Affidate ad esempio la gestione del ristorante del Senato e della Camera ad una società, come avviene in molte aziende italiane, e fatevi trattenere sullo stipendio o pagate con i vecchi ticket restaurant almeno 6 o 7 euro per mangiare. Lo facciamo in tanti, fatelo anche voi. Perché la spigola a poco più di un euro o è cibo per gatti, e quindi vi fa male, o è una presa in giro per i cittadini che ogni giorno tirano fuori il vecchio buono pasto.

Vorrei anche, scusate se parlo ancora di me e del mio lavoro, in genere 12 ore al giorno, entrare in un ufficio pubblico, qualsiasi ufficio pubblico, ed essere trattato con cortesia, rispetto, secondo l’idea che io sono un cliente e non solo un utente. E se passo alle ore 17 vorrei trovare impiegati al lavoro, possibilmente non in ciabatte. Vorrei che nei Tribunali, dopo le 14,30, le aule fossero piene come al mattino, e alle Asl vorrei una semplificazione delle pratiche, per non perdere tempo inutile e costoso nel labirinto demenziale delle norme della burocrazia.

Anni fa, quando vivevo a Milano, prendevo la Metropolitana linea verde per andare in redazione. Incontravo spesso l’amministratore delegato di una importante azienda. Cappotto elegante, giornali sotto il braccio e cartella in pelle, mischiato con tutti i cittadini milanesi che si recavano al lavoro. Avrebbe certamente potuto usufruire di una bella macchina con autista, pagava invece il suo biglietto e aspettava sulla pensilina l’arrivo del treno. L’ho sempre ammirato, e non solo per questo gesto comune a milioni di cittadini.


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COMMENTI
15/08/2011 - Pamparana: sono indignato, ma non per contratto (alberto servi)

Bravo. La penso anch'io così. Aggiungo: una patente per entrare in Parlamento e una legge che mandi in galera i nostri rappresentanti per "gestioni criminali".