BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIBATTITO CRISI/ Pamparana: sono indignato, ma non per contratto

La crisi ha svuotato le casse e adesso, commenta ANDREA PAMPARANA, ognuno di noi deve dare il proprio contributo per il Paese. Ma, in cambio, servono rispetto e una buona gestione

La crisi in Italia (Fotolia) La crisi in Italia (Fotolia)

“Bambole, non c’è una lira”.

Questo il messaggio forte e chiaro che viene lanciato dalla politica, sia da chi sta al governo, si da chi conduce il gioco all’opposizione.

Ho 58 anni, faccio il giornalista, sono un vice direttore, quindi un dirigente di un’azienda importante come Mediaset. Collaboro da vent’anni con la più seguita radio privata, Rtl 102,5, telespettatori e ascoltatori mi conoscono come l’Indignato speciale, alcuni italiani hanno pure acquistato, nel tempo, i miei libri, una ventina.  Ho un reddito buono, senz’altro, non mi lamento. Soprattutto ho sicurezza del posto di lavoro, fui assunto a tempo indeterminato nell’agosto 1987. Pago le tasse, tutte le tasse, quasi metà del mio reddito va allo Stato, verso da anni i contributi per la pensione e per la cassa dei giornalisti, la Casagit, la vecchia mutua per intenderci. Sono arrivato ad una età in cui non penso più tanto a me stesso, quanto ai miei figli, soprattutto il più piccolo, che ha dieci anni.  Cerco di immaginare il suo futuro, prima negli studi e poi nel lavoro, quindi in generale nella vita. Vorrei che non dovessero partire, come feci io per mille ragioni familiari, da zero, ma da una dignitosa base.

Ora lo Stato mi chiede di dare il mio contributo ad una situazione di crisi grave, che non è solo italiana, ma globale. Siamo passati dal capitalismo produttivo, che faceva bulloni, a quello finanziario, che produce solo carta, spesso, come s’è visto, molto aleatoria. Ieri, guardando il quotidiano la Stampa, mi sono soffermato sull’immagine di una giovane donna africana con in braccio suo figlio. Entrambi magri, smunti, poveri, ma poveri sul serio. Quella donna e quel bambino non hanno futuro, non hanno acqua né riso per sopravvivere, e soprattutto non hanno alcuna possibilità di sorridere, nemmeno un istante al giorno. Forse non hanno manco le lacrime per piangere.


COMMENTI
15/08/2011 - Pamparana: sono indignato, ma non per contratto (alberto servi)

Bravo. La penso anch'io così. Aggiungo: una patente per entrare in Parlamento e una legge che mandi in galera i nostri rappresentanti per "gestioni criminali".