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Politica

MANOVRA/ Buratti: eliminare tutte le Province non serve, vi spiego perché

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I quali, d’altro canto, per decisione della maggioranza, dovranno (se sotto i 5mila abitanti) accorparsi. «Certo – continua Buratti – si tratta di soluzioni alternative, che impongono una riflessione». In merito ai criteri sin qui scelti per stabilire quali amministrazioni “meritino” l’eliminazione, il professore non ha dubbi: «La logica dei tre 300mila abitanti e dei 3mila metri quadrati potrebbe avere senso. Potrebbe, ma sono meccanismi arbitrari studiati ad arte. La provincia di Sondrio, quella di Tremonti, guarda caso è poco sopra i 3mila mq e si “salva”».

Quindi, in base a quali criteri sarebbe opportuno scegliere quali Province lasciare e quali abbattere? «La popolazione è sicuramente un criterio sensato, e 300mila abitanti è una cifra ragionevole. Un altro potrebbe essere la vicinanza tra i capoluoghi di provincia. Firenze e Prato (la seconda si è scorporata dalla prima) ad esempio sono assolutamente contigue».

Resta da capire se sussiste la volontà politica per attuare una simile ipotesi. «Il Parlamento che dovrebbe sopprimere le Province è in buona parte lo stesso che ha approvato quelle nuove. C’è una condivisione bipartisan di facciata, ma credo che, in fondo, siano ben pochi quelli realmente favorevoli», dice Buratti. In merito, infine, ai vantaggi meramente economici «che tuttavia non sono quantificabili precisamente», precisa: «Non sarebbero così elevati come si è finora stimato. Non sparirebbe la spesa complessiva delle Province, ma si eliminerebbero solo i costi amministrativi legati agli organi collegiali e allo stipendio di alcuni dirigenti e di parte del personale».    

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