BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

SCENARIO/ La tempesta perfetta, Berlino e il "macinino" Italia

Berlusconi tra Merkel e SarkozyBerlusconi tra Merkel e Sarkozy


Se invece tutto dipendesse dall’export e dal rallentamento della Cina allora sarebbero guai”. Il sospetto è forte, tanto che i mercati lo stanno già scontando: dietro il dato congiunturale tedesco potrebbe esserci la risposta cinese all’espansione monetaria americana e il tentativo di Pechino di raffreddare la propria crescita per arginare i pericoli di importare inflazione dagli Usa. E siccome Berlino fa ormai il 50% del proprio Pil all’estero, ovvio che un calo delle esportazioni nei paesi emergenti potrebbe essere alla base della frenata.

In questo caso le ricadute sul resto dell’Europa potrebbero essere dolorose. E qui arriviamo alla nostra litigiosa e irresponsabile Italia. L’intreccio Roma-Berlino è storico e capillare. Nel 2010 abbiamo esportato in Germania merci per 44 miliardi di euro e importato beni per circa 50. Berlino vale il 13% del nostro export, e specie la dorsale padana è molto integrata: un terzo dei manufatti italiani che finiscono in Germania è lombardo, il 15% è veneto, il 13% emiliano-romagnolo, il 12% piemontese. Vero è che nell’ultimo biennio la grossa crescita delle esportazioni la stiamo facendo sui mercati extra Ue.

Ma in volume e valore la Germania resta il primo mercato per la nostra meccanica, la chimica, l’automotive. Componenti, ma anche beni strumentali. Il nostro sistema produttivo è per molti versi ancora una sorta di super indotto della grande industria tedesca. Dunque se frena la loro domanda, noi soffriamo automaticamente senza poter compensare con il mercato interno, da troppo tempo debole.