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SCENARIO/ Se basta una cena "indigesta" a far venir fuori le crepe della Lega

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La crisi della Lega Nord secondo Francesco Jori  La crisi della Lega Nord secondo Francesco Jori

È proprio tempo di tagli impietosi. Una volta avevamo i tre tenori; adesso dobbiamo accontentarci dei tre ministri. Per giunta contestati dalla loro stessa platea, a differenza di quanto accadeva per i mitici Carreras-Domingo-Pavarotti. E uno di loro ridotto a rispolverare la canottiera d’ordinanza, magari per ispirare uno stile pauperista ai suoi sindaci che l’accusano di lasciare i Comuni nelle peste a spese dei pensionati.

È andata decisamente male (ed era la prima volta…) l’ormai canonica uscita del trio Bossi-Calderoli-Tremonti tra le Dolomiti. E se il superministro dell’economia si è visto sbattere la porta in faccia da quella Lorenzago dove ha remote radici, che l’aveva fatto cittadino onorario, e che adesso si vede a rischio chiusura dentro le tenaglie della manovra, non diversamente è andata ai due compagnoni leghisti, che stavolta hanno dovuto consumare a porte chiuse e blindate non già la classica cena degli ossi, ma un frugale spuntino (un esempio di austerità e taglio ai costi della politica?).

La toccata e fuga di Calalzo ha messo a nudo, in verità, la crisi di una Lega cui non bastano più le parole d’ordine lanciate ogni estate dal suo Capo, e regolarmente condite con il “sol dell’avvenire” della Padania e con il pepe di un’evanescente secessione. A contestare Bossi e Calderoli sono stati in prima fila i leghisti bellunesi: perché, se la loro provincia si è salvata per il rotto della cuffia dal rischio-chiusura, rimane comunque strangolata dai tagli della manovra. E con essa le decine e decine di Comuni del nord amministrati da sindaci del Carroccio (oltre 350, più una quindicina di Province, più 2 Regioni: un sesto del Paese), che già si erano visti annunciare un taglio da 1 miliardo per il 2012, e che si sono appena sentiti presentare un’altra tosata da 1,6 miliardi. Col risultato di vedersi costretti ad aumentare o le tasse locali o il costo dei servizi, in entrambi i casi attirandosi l’ira funesta dei propri cittadini; a cominciare dalle fasce deboli, quelle che più  usufruiscono degli interventi municipali. 


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