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NAPOLITANO/ 2. Ostellino: una "picconata" allo statalismo e alla paura

Il dibattito aperto dal discorso del Capo dello Stato al Meeting (Ansa) Il dibattito aperto dal discorso del Capo dello Stato al Meeting (Ansa)


I politici farebbero bene a tenere a mente le lezioni della storia: non c’è emergenza che giustifichi la rinuncia ai principi della democrazia liberale. Gli italiani che scambiarono il fascismo per una “transizione necessaria” fecero un errore simile.

L’invito del Meeting a rileggere i 150 anni dell’Unità d’Italia come la storia del protagonismo di un popolo fornisce secondo lei una chiave di lettura utile per rispondere alla crisi senza ricorrere a un eccesso di Stato? 

Direi proprio di sì. Dobbiamo tornare allo spirito con cui il popolo italiano uscì dalla tragedia della Seconda guerra mondiale. Il boom economico, infatti, avvenne perché al potere non c’erano uomini che pretendevano di sostituirsi ai cittadini, ma politici che misero gli italiani nelle condizioni migliori di fare  ciò che potevano fare.
Questa è la sussidiarietà: più stato dove è necessario, più società civile dove è possibile. Un principio teorizzato e sostenuto dalla Chiesa e che CL ha il merito, a mio avviso, di continuare a ribadire.
Penso che sia questo il grande contributo che il Meeting di quest’anno sta dando al dibattito pubblico del Paese.

Anche le importanti parole pronunciate ieri da Lupi (Pdl) e Letta (Pd) a favore del “disarmo” potranno secondo lei contribuire alla formazione di un bipolarismo diverso, più mite e responsabile? 

A condizione che non scadano nella pura retorica e nell’unanimismo, perché il confronto democratico è (e dev’essere) inevitabilmente duro. L’importante è che si rispetti l’avversario.
A questo proposito inizierei ad accontentarmi del fatto che si torni a chiedere ai politici di rendere conto del loro comportamento in Parlamento e non di quello che tengono nelle loro a case. Ultimamente, infatti, gira una strana idea di democrazia…

(Carlo Melato)

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