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ANTICIPAZIONE/ Amato: oggi neanche la mia maxi-manovra salverebbe l'Italia

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 23 agosto 2011, 12.24

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Questo sistema elettorale è un congelatore di possibili mutamenti di topografia politica, che a questo punto forse sono inevitabili, profilandosi ormai, per ragioni anagrafiche, la fine del ciclo berlusconiano. Berlusconi è stato il leader che ha tenuto insieme l’attuale coalizione di centrodestra, ma almeno era un collante naturale. È vera stabilità quella prodotta da un sistema elettorale così artificiale e pieno di difetti così gravi, a cominciare da quello dei parlamentari non eletti ma nominati?

Ha detto «era»: nessun dubbio sulla fine del berlusconismo?

Ritengo che stia per finire, ma è naturale che sia così. L’eternità, per ora, appartiene a chi sappiamo.

Perché non fare un governo tecnico?

Non credo ai governi tecnici. La politica certo ha bisogno di non fare errori, ma ha bisogno anche di trovare il consenso, di essere credibile e di indicare con la necessaria passione il futuro verso il  quale intende portarci.

Ci siamo fatti dettare la manovra da altri. Siamo un paese a sovranità limitata?

Siamo un paese che soffre più di altri l’integrazione zoppa dell’Unione europea. Ma con l’Eurozona condividiamo la moneta, e ciascuno dei paesi dell’Eurozona ha ceduto a priori una buona parte della sua sovranità in vista della stabilità della moneta comune, non dimentichiamocelo. Poi però a dirci ciò che dobbiamo fare dovrebbero essere gli organi istituzionalmente previsti dai trattati, non un presidente o un cancelliere di un’altra repubblica. Ma questo fa parte delle disfunzioni alle quali non si rimedia restaurando l’assolutezza della nostra sovranità nazionale.

È proprio vero che solo la guerra è in grado di produrre migliori élites politiche, come ha scritto Galli della Loggia sul Corriere dell’altro giorno?

Capisco il senso, ma mi rifiuto di pensare che ci voglia una guerra per risolvere i problemi. Io penso che la crisi delle élites del nostro tempo sia in primo luogo etica, ma sono anche convinto che noi abbiamo ancora nelle nostre società delle risorse, a partire dalle religioni, per reimmettere il senso dell’etica e della solidarietà comune nella visione del futuro.

Che sono le qualità essenziali di una élite.


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