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ANTICIPAZIONE/ 1. Calderoli: la mia proposta per salvare comuni e province

Roberto Calderoli (Foto Imagoeconomica) Roberto Calderoli (Foto Imagoeconomica)


Sulle province rimango piuttosto perplesso. Non mi convince il discorso: tagliamole tutte o niente. Forse qualcuno non si rende conto che un ente intermedio tra comune e regione spesso è necessario. Penso ad esempio ai comuni della mia valle. Possono avere come unico riferimento Milano e la Regione Lombardia? Non credo. Senza contare poi l’aspetto identitario. Io, ad esempio, prima di essere lombardo, sono bergamasco.

Quindi, qual è la sua proposta?


Mantenere le province storiche e quelle che hanno motivo d’esistere per dimensione territoriale e demografica, tenendo conto anche delle distanze. Su quelle di nascita recente e immotivata si può trattare.
Discorso simile riguardo ai piccoli comuni. La nostra storia, infatti, ha avuto come fondamenta la municipalità. Davanti alla domanda di razionalizzazione che inizialmente prevedeva l’eliminazione di giunta e consiglio comunale proporrò di reintrodurre il consiglio comunale, a patto che rinunci agli emolumenti. 
Le funzioni della giunta verranno invece trasferite all’unione dei comuni. Coinvolgendo maggiormente comuni e regioni penso che una soluzione si possa trovare. 

Riguardo al contributo di solidarietà? 

Io francamente credo in questa misura e devo dire che sarei stato anche più deciso. Ad ogni modo penso che sia necessario introdurre il coefficiente famigliare. 
Non sta in piedi, invece, l’ipotesi dell’iva maggiorata sui beni di lusso al 38%. La normativa comunitaria impedisce infatti di avere più di due aliquote e noi siamo già tra i privilegiati che ne hanno conservate tre.  

Passando al federalismo: nella stessa maggioranza c’è chi lo dà per “morto” e chi invece dice che si può anticipare senza problemi. Chi ha ragione?