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SCENARIO/ Calabresi: il Paese non ha bisogno di nuovi Re Mida

L'intervista al direttore de La Stampa, Mario Calabresi L'intervista al direttore de La Stampa, Mario Calabresi


Spesso qualcuno teorizza che per uscire dal pantano in cui ci troviamo avremmo bisogno di un nuovo personaggio di grande carisma che sappia salvarci.
Io invece resto convinto del fatto che il Paese sia costituito di enormi giacimenti di energie, di persone piene di speranza, voglia di fare e grandi capacità.
Ciò che ci serve perciò non è che qualcuno dall’alto ci dica cosa fare, ma un ambiente positivo in cui tutte queste energie non vadano sprecate. Solo attraverso fili di collegamento e reti nuove gli sforzi dei singoli, o dei piccoli gruppi, potranno diventare un’energia collettiva capace di far cambiare direzione al Paese.

Tornando alla stretta attualità di questi giorni, per capire quale sarà il destino di questa manovra sembra che si debba attendere l’ennesimo incontro risolutivo tra Berlusconi e Bossi.

Devo dire che questo continuo braccio di ferro tra Pdl e Lega fa una certa impressione. La confusione domina la scena e l’unico aspetto positivo, davanti all’Europa e ai mercati, è dato dal fatto che i saldi finali sono rimasti fissi.
Speriamo che al più presto arrivi una decisione seria e definitiva. Allo stato attuale, infatti, diventa persino difficile dire se ci troviamo di fronte a una manovra di destra o di sinistra, liberista, conservativa o di sviluppo… 
L’opposizione, nel frattempo, sembra ancora priva di un’idea forte e, in questo campo, dobbiamo registrare la grande distanza tra Pd e sindacati.

Davanti a un quadro politico di questo tipo che previsioni si possono fare? La legislatura ha le carte in regola per andare avanti o presto arriverà il famoso “passo indietro” di Berlusconi?

Nessuno può dirlo. Penso però che sia difficile che il premier voglia caricarsi di una manovra di questo tipo, e degli oneri che ne derivano, con l’intenzione di uscire presto di scena…

(Carlo Melato)

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COMMENTI
26/08/2011 - Lettera aperta ad Ezio Mauro, direttore di "Repubb (celestino ferraro)

CARO direttore, mi perdoni la banalità, ma com’è vero che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Il nostro Walter, dopo tantissime esperienze da oplita e da stratego, si presenta alla ribalta di “Repubblica” e si improvvisa neofita animato da sogni di riscossa per dare al Paese quella grandeur che la sua abnegazione DI RIFORMISTA non è riuscita a garantirgli: all’Italia bisognosa di leadership e di certezze future. È questa la passione che infiamma l’anima del Walter cultore indefesso della storia che incendia il futuro. Erede del glorioso ex PCI di Palmiro e di Achille; punta di diamante della compagine RIFORMISTA che si oppone strategicamente a Bersani, Walter sente il bisogno di scriverle per farci sapere che lui esiste ancora, e che i suoi sogni son quelli del più altruista gestore del potere, costretto dalle circostanze a temporeggiare (Quinto Fabio Massimo) nell’attesa che l’Annibale che lui combatte sia logorato dalle VITTORIE. Parlamentare da 25 anni, ministro, (tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, // la fuga e la vittoria, // la reggia e il tristo esiglio; // due volte nella polvere, // due volte sull'altar.). Perdoni la mia ironia e me la perdoni anche don Lisandro per il blasfemo accostamento del leone di Aiaccio al dioscuro (D’Alema è il grande assente) del Campidoglio. Grazie per avermi letto (se mi leggerà), non voglio trattenerla oltre, ma glielo dica al nostro Walter: “Quousque tandem abutere, Walter, patientia nostra?

 
26/08/2011 - Ventennio (Giuseppe Crippa)

Molto bella e condivisibile la convinzione di Mario Calabresi che “il Paese sia costituito di enormi giacimenti di energie, di persone piene di speranza, voglia di fare e grandi capacità.” Questo però è del tutto negato non soltanto nella realtà economica e sociale, ma anche nell'organizzazione della politica. Come far emergere questi enormi giacimenti di energie in quest'ultimo campo? Basterebbe, a mio avviso, qualche nuova regola che cancellasse il personalismo dei leader politici (nessuna indicazione di un candidato leader di governo, divieto delle candidature multiple - cioè contemporaneamente in differenti collegi - nessun premio di maggioranza, nessun ballottaggio alla francese ecc.) Stiamo per completare un “ventennio” di partiti a conduzione personale (Bossi, Berlusconi): non basta?