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SCENARIO/ Calabresi: il Paese non ha bisogno di nuovi Re Mida

Pubblicazione:venerdì 26 agosto 2011

L'intervista al direttore de La Stampa, Mario Calabresi L'intervista al direttore de La Stampa, Mario Calabresi

«Come si fa a dare un giudizio su una manovra che cambia due volte al giorno?». Mario Calabresi, direttore de La Stampa, se lo chiede al termine di una giornata segnata dalle nuove proposte correttive della Lega Nord. «Il dibattito – dice Calabresi a IlSussidiario.net – è ancora troppo confuso. Si passa dalle pensioni all’eliminazione delle province, dall’aumento dell’Iva al contributo di solidarietà, fino alla tassa sull’evasione. Ipotesi che tra l’altro appartengono a scuole di pensiero e di cultura politica completamente diverse».

Direttore, lei oggi parteciperà al Meeting di Rimini. Gli appelli che il Presidente Napolitano ha lanciato nel suo intervento inaugurale, a suo avviso, sono già stati lasciati cadere nel vuoto?

Innanzitutto penso che il discorso del Capo dello Stato abbia saputo offrire, sia al Meeting che a tutto il Paese, una chiave interpretativa forte del dibattito politico di questo tempo.
Le sue non sono state, per intenderci, parole di rito. Lo si capisce dai punti fondamentali di un discorso molto alto: il dovere della verità, la necessità di superare contrapposizioni sterili e partigianerie, cercando di individuare dei punti di incontro. Una convergenza che, tra l’altro, deve avere come scopo non soltanto quello di dar vita a misure necessarie e urgenti, ma soprattutto il recupero di una progettualità di lungo periodo. Questo è ciò che, tra l’altro, mi sta più a cuore: che si torni a pensare all’Italia che vogliamo per i prossimi vent’anni e per le future generazioni.

Anche secondo lei il dibattito politico, come ha detto Giorgio Vittadini in questi giorni, è ancora troppo concentrato sui tagli e poco attento allo sviluppo e ai giovani?   

Direi proprio di sì. Come scrissi il giorno in cui veniva varata la manovra: manca un’idea di sviluppo, di crescita e di futuro, mentre domina un’impostazione regressiva secondo la quale dovremmo chiuderci nelle trincee per salvare il salvabile. Non dovremmo però comportarci come quei nobili decaduti che, pezzo dopo pezzo, vendono i mobili più pregiati del castello, senza avere idea di come ricostruirlo.
Limitarci a risanare i conti è un’operazione virtuosa, ma sterile, concordo con Vittadini. Per questo sono curioso di sentire cosa dirà il ministro Tremonti al Meeting.

Un altro spunto che è arrivato da Rimini riguarda la lettura che il Meeting ha dato dei 150 anni della nostra storia. L’Italia avrebbe superato crisi anche più pesanti di questa grazie al protagonismo del popolo e alle risposte nate dal basso. Anche secondo lei si riparte da qui?


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COMMENTI
26/08/2011 - Lettera aperta ad Ezio Mauro, direttore di "Repubb (celestino ferraro)

CARO direttore, mi perdoni la banalità, ma com’è vero che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Il nostro Walter, dopo tantissime esperienze da oplita e da stratego, si presenta alla ribalta di “Repubblica” e si improvvisa neofita animato da sogni di riscossa per dare al Paese quella grandeur che la sua abnegazione DI RIFORMISTA non è riuscita a garantirgli: all’Italia bisognosa di leadership e di certezze future. È questa la passione che infiamma l’anima del Walter cultore indefesso della storia che incendia il futuro. Erede del glorioso ex PCI di Palmiro e di Achille; punta di diamante della compagine RIFORMISTA che si oppone strategicamente a Bersani, Walter sente il bisogno di scriverle per farci sapere che lui esiste ancora, e che i suoi sogni son quelli del più altruista gestore del potere, costretto dalle circostanze a temporeggiare (Quinto Fabio Massimo) nell’attesa che l’Annibale che lui combatte sia logorato dalle VITTORIE. Parlamentare da 25 anni, ministro, (tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, // la fuga e la vittoria, // la reggia e il tristo esiglio; // due volte nella polvere, // due volte sull'altar.). Perdoni la mia ironia e me la perdoni anche don Lisandro per il blasfemo accostamento del leone di Aiaccio al dioscuro (D’Alema è il grande assente) del Campidoglio. Grazie per avermi letto (se mi leggerà), non voglio trattenerla oltre, ma glielo dica al nostro Walter: “Quousque tandem abutere, Walter, patientia nostra?

 
26/08/2011 - Ventennio (Giuseppe Crippa)

Molto bella e condivisibile la convinzione di Mario Calabresi che “il Paese sia costituito di enormi giacimenti di energie, di persone piene di speranza, voglia di fare e grandi capacità.” Questo però è del tutto negato non soltanto nella realtà economica e sociale, ma anche nell'organizzazione della politica. Come far emergere questi enormi giacimenti di energie in quest'ultimo campo? Basterebbe, a mio avviso, qualche nuova regola che cancellasse il personalismo dei leader politici (nessuna indicazione di un candidato leader di governo, divieto delle candidature multiple - cioè contemporaneamente in differenti collegi - nessun premio di maggioranza, nessun ballottaggio alla francese ecc.) Stiamo per completare un “ventennio” di partiti a conduzione personale (Bossi, Berlusconi): non basta?