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SCENARIO/ 2. Caro Berlusconi, è Napolitano la "chiave" della manovra

Pubblicazione:giovedì 1 settembre 2011

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

Eppure, nonostante l’accrescersi di credibilità sui mercati e le istituzioni internazionali, pare proprio che il deficit d’iniziativa politica che ha contraddistinto la Seconda Repubblica conservi la propria irresponsabile “impermeabilità”. Ne è prova l’ultima bozza di modifica della manovra di aggiustamento finanziario. Oltre a prevedere vistose e contraddittorie correzioni del decreto legge emanato lo scorso 13 agosto, essa dispone interventi di natura costituzionale riguardanti il dimezzamento del numero dei parlamentari e la soppressione delle province. Orbene, subordinare la stabilità di una manovra finanziaria a un evento futuro e incerto, quale nei fatti è l’approvazione di una riforma costituzionale, non rende giustizia alla drammatica situazione finanziaria italiana! Né, d’altro canto, si può ragionevolmente ritenere che un’iniziativa costituzionale possa essere intrapresa dalla sola maggioranza, per mere esigenze economiche e indipendentemente dalla considerazione della funzionalità e della coerenza del sistema residuo!

Quanto al dimezzamento dei parlamentari, infatti, la riduzione degli stessi in assenza di una previa modifica dell’attuale sistema elettorale, che impedisce all’elettore di votare il candidato preferito, avrebbe come effetto unico e perverso quello di accentuare ulteriormente il sistema di oligarchia dei partiti ora vigente.

Quanto alla soppressione delle province, allo stesso modo, una mera disciplina abrogativa lascerebbe gli enti locali privi del necessario coordinamento in settori essenziali quali quelli dell’ambiente, rifiuti, trasporti, istruzione, assistenza etc. Il tutto, in una prospettiva in cui l’eliminazione delle indennità ai consiglieri comunali, rendendo il relativo impegno meramente volontario, indebolisce l’iniziativa politica locale.

Al contempo, tuttavia, nemmeno può dirsi che di maggiore responsabilità sia l’apporto dimostrato dalle opposizioni, ancora una volta incapaci - per riprendere le parole del Capo dello Stato - “di proiettarsi pienamente oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali”.

È innanzi allo sciagurato contesto delineato, in definitiva, che si erge la lezione del Capo dello Stato e la sua ferma indicazione: “può la forza delle cose, può la drammaticità delle sfide del nostro tempo, rappresentare la molla che spinga verso un grande sforzo collettivo come quello da cui scaturì la ricostruzione democratica, politica e morale del nostro Paese”.



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