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IL PALAZZO/ Polito: dalle procure "scenari allarmanti" per il governo

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Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)


Devo dire che il risultato è estremamente deludente, ma questo dipende dalle vere ragioni che hanno animato il dibattito politico. Il punto centrale, infatti, è sempre stato solo uno: come far pagare nuove tasse agli italiani senza perdere voti.
Tutti gli attori hanno ragionato così: Bossi ha messo il veto sulle pensioni, Berlusconi non ha voluto toccare i redditi medio alti... Un esercizio di egoismo politicante che ha fatto perdere di vista l’obiettivo finale. E così si è gettata un po’ d’acqua sulla casa in fiamme senza incidere sulle cause dell’incendio.

E quali sarebbero secondo lei?

Un livello della spesa pubblica e della tassazione troppo elevati. Su questo fronte non si è fatto nulla. Siamo perciò destinati a uscire da questa manovra con una capacità di crescita estremamente ridotta.

Davanti a questa situazione sul versante opposto si registra la convergenza di tutta l’opposizione su un unico punto: il “passo indietro” di Berlusconi…


Una prospettiva auspicabile, in linea di principio. Un governo più autorevole, coeso e deciso riguardo agli obiettivi da perseguire infatti sarebbe certamente qualcosa di desiderabile.
Come accennavo prima, la prova di questo esecutivo sulla manovra è stata deprimente. Abbiamo dovuto assistere a una sorta di Babele, nella quale anche le seconde e le terze file della maggioranza avevano voce in capitolo, con effetti tragici, oltre che esteticamente sgradevoli, sulla fiducia degli investitori.

E a livello pratico?

Nel concreto, anche se qualitativamente discutibile, la maggioranza è numericamente solida. Nessuno può rovesciare una maggioranza parlamentare: né la Confindustria, né la Cgil, né tantomeno il Capo dello Stato.
Solo un moto dell’opinione pubblica, provocato magari da un gravissimo scossone finanziario, potrebbe farlo. Solo a quel punto penso che si potrebbe realizzare un governo di larghe intese. L’unica soluzione che permette a tutti i partiti di farsi carico di misure impopolari senza il timore di cedere consenso all’avversario. 

Intanto, dopo le dichiarazioni di D’Alema e non solo, le strade del Pd e del Terzo Polo sembrano dividersi.



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