BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL PALAZZO/ La sinistra di Napolitano "fa a pugni" con Bersani&co.

Pubblicazione:

Berlusconi e Napolitano (Imagoeconomica)  Berlusconi e Napolitano (Imagoeconomica)


Berlusconi ha così concluso un passaggio parlamentare e politico vissuto in condizioni di estrema debolezza – con divisioni interne e attacchi personali sul fronte giudiziario e mediatico – riuscendo però a presentarsi  alla fine con al suo fianco Quirinale e Banca d’Italia (le due istituzioni “cult” della sinistra italiana) e con il plauso della BCE e dell’Ocse.

Sostanza: rimane certamente sul terreno il dato di un Berlusconi indebolito, privo del carisma del passato e con sondaggi non più da sbandierare. Ma la prospettiva di un “ribaltone” parlamentare e di un’alternativa elettorale imperniata sul Pd è sempre più nella nebbia. L’adesione di Bersani allo sciopero della Camusso e al referendum di Veltroni evidenzia la fragilità della leadership del Pd di fronte all’opposizione interna e in generale al movimentismo di Vendola e al giustizialismo di Di Pietro.

Il dato di fondo che emerge da questa conclusione della manovra finanziaria è che l’alternativa a Berlusconi non è il Pd, ma si delinea sempre più in termini di una nuova discesa in campo di provenienza extraparlamentare secondo una “alternativa globale” all’attuale classe politica. Lo “spirito del ‘94” sta diventando ora lo slogan di un neoberlusconismo anti-berlusconiano prospettando un “Berlusconi buono” come ha detto, paventandolo, Massimo D’Alema.

Non è un fenomeno da sottovalutare. Le crescenti campagne sulla “casta” e i “costi della politica” si intrecciano con le inchieste giudiziarie che ormai da mesi, quotidianamente, mettono sotto accusa Pd e Pdl e stanno ammaccando i vertici sia di maggioranza sia di opposizione.

Fin qui lo sfondo. Esiste o no un terreno fecondo? Indubbiamente nel rinverdire il clima ’92-’94 c’è il fatto che l’agitazione giudiziario-mediatica ha come base un generalizzato nervosismo della “Business comunity” che in Italia teme per il proprio avvenire, una perdita di terreno nella competitività, il profilarsi di un netto ridimensionamento.
Nel ’92-’94 si era nel clima della “Fine della Storia” e l’inutilità della politica e dei suoi “costi” era associata a una grande torta da spartirsi a portata di mano in piena tranquillità: le privatizzazioni.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >