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IL PALAZZO/ La sinistra di Napolitano "fa a pugni" con Bersani&co.

Pubblicazione:mercoledì 14 settembre 2011

Berlusconi e Napolitano (Imagoeconomica) Berlusconi e Napolitano (Imagoeconomica)

Riusciranno i "nostri eroi", ovvero i Pm di Napoli, a "far fuori" Berlusconi? Il quesito riporta al centro il fatto che ancora una volta – come vent’anni fa – il mutamento del quadro politico è in mani extraparlamentari. Berlusconi infatti è dovuto “fuggire” da Barroso, ma – tra guerre e crisi finanziarie – non sembra insidiato a livello parlamentare nonostante l’approvazione della manovra finanziaria abbia visto  un iter che avrebbe potuto incenerire il governo.

La presentazione del testo iniziale ha infatti visto il presidente del Consiglio prenderne le distanze già in conferenza stampa. Quindi è scattata la messa in stato d’accusa del ministro dell’Economia dal seno stesso del Pdl.
Si è partiti con l’attacco di Antonio Martino al governo di “pazzi socialisti”, ma la campagna di delegittimazione e di discredito contro Tremonti si è risolta con un “todos” ministri dell’economia ovvero il “tanti cuochi in cucina”.

Si è a momenti assistito a una sorta di felliniana “Prova d’orchestra”, a un indisciplinato assemblearismo dove ogni spezzone della appiccicosa maggioranza parlamentare s’improvvisava economista e pretendeva di lasciare la propria firma su qualche pezzo del provvedimento. La conseguenza è stato un incedere non precisamente “decisionista”, ma piuttosto a “zig zag” dove alla fine il maggior numero di lamentele è stato collezionato proprio in nome di valori “liberali” offesi. Antonio Martino ribadisce: “Non la voterò”.

Paradossalmente però questo incedere a zig zag da parte del governo ha come “rimbambito” l’opposizione che continuava sempre a bocciare tutto e il contrario di tutto senza riuscire a emergere, proprio nel momento di maggior divisione e confusione nella maggioranza, come alternativa credibile con una propria piattaforma chiara e coerente.

L’opposizione – il Pd in primo luogo – man mano si è rifugiata all’ombra delle polemiche provenienti da sedi extraparlamentari per finire in conclusione a rimorchio della Cgil sposandone proprio la scelta più arretrata e ininfluente sul Parlamento: uno sciopero generale contro la Cisl, la Uil e il “Corriere della Sera”.


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