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MANOVRA/ La Camera approva con 314 sì e 300 no

Pubblicazione:mercoledì 14 settembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Dopo un lungo e burrascoso percorso, emendamenti all’ultimo istante, marce indietro e continue modifiche, la manovra è stata approvata alla Camera con   314 sì e 300 no. Ora, perché il provvedimento diventi definitivamente legge dello Stato, resta da attendere la firma del capo dello Stato Giorgio Napolitano e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (in genere a circa 15 giorni dall’approvazione). Solo allora, molte delle norme contenute diventeranno effettive.

Oggi, intanto, l’Aula ha votato la questione di fiducia posta per impedire che la legge venisse affossata. I sì erano stati 316 e i no 302. Nel frattempo, si stavano verificando all’esterno di Montecitorio degli scontri tra i Cobas e le forze dell’ordine. L’ex ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi è stata colpito da un gavettone.

Tra la questione di fiducia e l’approvazione definitiva, il premier Silvio Berlusconi e Gianni Letta sono saliti al Colle per parlare con Napolitano della legge e degli attacchi speculativi al mercato finanziario italiano. Oggetto del colloquio, in particolare, è stato l’attacco ai Btp italiani, e lo spread che, martedì, ha raggiunto la quota record di  405 punti rispetto ai bund tedeschi.

E’ proprio questo il punto centrale, in cui risiedono le ragioni di gran parte delle misure introdotte, il cui obiettivo è il raggiungimento del pareggio di bilancio e la riduzione del debito. Da mesi, infatti, l’Europa continua a lanciarci ultimatum. In sostanza, i nostri conti non ci fanno risultare affidabili circa la nostra capacità di solvenza. E, se c’è il rischio che diventiamo insolventi, niente può obbligare l’Europa a continuare a comprare i nostri titoli di Stato. Tantomeno i Paesi stranieri.

Manco a farlo apposta, proprio oggi sono usciti i dati sul debito pubblico italiano che, a luglio, ha sfondato l’ennesimo record, raggiungendo quota 1.911,807 miliardi di euro, ben 10 miliardi in più rispetto al mese precedente, quando  fu sfondata, per la prima volta, quota 1.900. A fornire i dati, il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla finanza pubblica.


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