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MANOVRA 2011/ L'esperto: così i tagli agli enti locali della finanziaria frenano lo sviluppo

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Il che, scatena una reazione  a catena: «si produce un inversione della domanda e dei consumi, con un decremento, quindi, del livello di produttività e del reddito nazionale. Impoverire chi già non è ricco è una scelta poco etica e poco economica perché un Paese in cui si impoverisce  il ceto medio-basso è un Paese che non si sviluppa».

Secondo il professore, alcuni settori, in particolare, saranno colpiti dai tagli: «i servizi di base, i mezzi pubblici, la manutenzione delle strade, dei parchi, il welfare e  servizi alla persona». La manovra è quella che è, e i tagli rimangono. Tuttavia, resta la possibilità di salvare il salvabile: «Ci troviamo di fronte anni di grande scarsità di risorse pubbliche; non rimane, quindi, che attivare quelle private. Oggi l’idea dominante è che il pubblico propone il bando, e  il privato vi partecipa; bisogna invertire la tendenza, immaginando un privato sociale più creativo, meno dipendente dal pubblico, e in gado di attivare risorse senza aspettarle dal pubblico». Gli enti locali, in sostanza, si dovranno muovere in un’ottica imprenditoriale. «Dovranno farlo – conclude – istituendo alleanze tra imprenditori, amministrazione pubblica e società civile che insieme gestiscano i profitti». 



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