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RIFORME/ Così l’abolizione delle Province diventa un fallimento

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Sicché, paradossalmente, se nel sistema vigente le decisione sono rimesse a un apposito consiglio provinciale (dalla composizione numerica comunque riducibile in via legislativa), nel nuovo sistema le stesse sono demandate a un organo politico di secondo livello, composto da consiglieri nominati dai consigli comunali aderenti. Il tutto, con un prevedibile aumento della conflittualità localistica e con un’accentuazione della stasi decisoria. Per non dire che la riduzione-eliminazione delle indennità ai consiglieri comunali, rendendo il relativo impegno meramente volontario, indebolisce ulteriormente l’iniziativa politica della nuova forma associativa.

La riduzione dei costi della democrazia, in definitiva, non può derivare dalla radicale e indiscriminata abolizione e/o manomissione degli istituti della democrazia. Essa, al contrario, presuppone una lucida e coerente manutenzione di tali istituti, inconciliabile tuttavia con le pressioni emotive e contingenti dell’antipolitica. Sempre che l’intenzione sia quella di migliorare effettivamente il sistema italiano.



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