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IL CASO/ Toccafondi (Pdl): ecco perchè la Chiesa non è privilegiata

Benedetto XVI (Foto Ansa) Benedetto XVI (Foto Ansa)

Trattandosi di una tassa comunale in questi anni si sono avute singole controversie interpretative. La difficoltà nasce in seguito a una sentenza della Cassazione del 2004 che fu chiamata a decidere sull'attività di ospitalità svolta da un istituto religioso, la diatriba riguardava l'attività: ricettiva, e dunque esente, oppure alberghiera e quindi non esente. La Corte, con tale sentenza, ha introdotto un nuovo requisito, non previsto dalla legge del 1992, dove si afferma che l'attività deve essere oggettivamente non commerciale. La sentenza ha creato tutta una serie di difficoltà su cosa significasse "oggettivamente non commerciale", con il rischio che questa regola si applicasse poi solo per gli enti religiosi. Ad esempio, se l'attività deve essere oggettivamente non commerciale, come si può gestire una scuola o un ospedale o una casa di riposo senza porre in essere operazioni commerciali visto che questi enti sono convenzionati anche con enti pubblici?

Adesso sta passando l’idea che la Chiesa cattolica abbia un privilegio. Qualcuno sta facendo passare che è la ricca Chiesa romana e vaticana che gode di un privilegio insopportabile ma i fatti dimostrano che non è così. Lo Stato e tutte le fedi che hanno firmato il concordato sono esenti e l’esenzione è per opere di carità. Per le caritas, per le opere per indigenti, per giovani in difficoltà per accoglienza di ragazze madri, per scuole paritarie, per i locali dove si fa l’oratorio o il catechismo, per le mense dei poveri, per i locali dove si raccolgono i vestiti, per alcuni locali delle Misericordie, per le case di riposo per anziani, per i centri di riabilitazioni per persone affette da varie patologie, locali che raccolgono generi alimentari da distribuire ai più poveri. Sono tutte opere che fanno un chiaro servizio pubblico, fanno efficacemente un lavoro per tutti, per la collettività. Per questo non solo non devono pagare l’ICI ma dovrebbero avere molti più riconoscimenti, anche economici, da parte dello Stato perché collaborano per il bene comune, cioè il bene di tutti.

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