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IL CASO/ Toccafondi (Pdl): ecco perchè la Chiesa non è privilegiata

Pubblicazione:venerdì 16 settembre 2011

Benedetto XVI (Foto Ansa) Benedetto XVI (Foto Ansa)

Sono da tre anni deputato e una cosa mi ha colpito da subito in Parlamento, quanti pochi parlamentari conoscono la materia di cui parlano. Il tema dell’esenzione Ici per la Chiesa cattolica ne è l’ultimo esempio. Dispiace dover leggere ed ascoltare falsi giudizi frutto di manipolazione dei fatti attorno al servizio che la Chiesa e molte sue opere, svolge a vantaggio di tutti, per il bene comune a sostegno delle fasce più deboli della società.

Mi dispiace che questa manipolazione arrivi anche da alcuni isolati e miopi esponenti del centrodestra, ma non posso non notare che la sinistra, dal partito di Fini a quello di Bersani, in maniera quasi corale ha lanciato il grido rivolto alla Chiesa di rinunciare all’esenzione del pagamento dell’ICI.

Sono tutte posizioni che partono da una posizione ideologica, contro la Chiesa e ciò che rappresenta, e non fanno i conti con la realtà di ciò che prevede la legge ed è pure una posizione che fa a cazzotti con il buon senso perché non si conosce neppure cosa viene fatto in questi locali esenti ici.

Per orientarsi nella complessa vicenda delle esenzioni ICI bisogna partire dal 1992 quando Presidente del Consiglio era Giuliano Amato, anno di nascita dell'ICI. Una norma vecchia di quasi 20 anni su cui finora nessuno ha avuto mai da ridire, nemmeno il centrosinistra quando era al governo. La legge istitutiva del tributo stabilisce non solo chi deve pagare, ma anche chi è esentato. Non sono soggetti al pagamento dell'ICI gli immobili degli enti pubblici come le scuole pubbliche, i musei, le biblioteche, gli archivi, e tra l'elenco degli esenti ci sono anche gli edifici di culto della Chiesa cattolica e di tutte le confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa con lo Stato. Sono quindi esenti le chiese e i locali annessi dove si fa catechismo o la casa canonica, così come quelli di tutte le confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa con lo Stato. Sono esenti, inoltre, quegli immobili degli enti non commerciali cioè senza fini di lucro, che siano esclusivamente destinati a una serie di finalità elencate sempre dalla legge del 1992 ovvero attività culturali, ricreative, sportive, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche e ricettive. In questo gruppo rientrano anche, ma non solo, gli enti ecclesiastici, questa categoria comprende infatti tutti gli enti del terzo settore, le organizzazioni no-profit, le onlus, le cooperative sociali, gli enti delle altre confessioni religiose. Gli enti ecclesiastici rappresentino il 4,3% del numero complessivo di questi soggetti che sono esentati, ma come si vede dal dibattito il problema sembrano essere solo questo 4% degli immobili esentati.

Questo vuol dire che non pagano l'ICI gli ospedali e le case di cura o di riposo, le scuole non solo facenti capo alla Chiesa cattolica, ma a uno qualunque degli organismi esentati per legge compreso lo Stato italiano. E questo vuole dire anche che gli enti ecclesiastici hanno sempre pagato l'ICI per gli appartamenti di proprietà dati in affitto a terzi, oppure per i locali affittati ad attività commerciali. Più complessa è invece la definizione dell'attività ricettiva. Un conto sono le case adibite ad ospitare i pellegrini o le case adibite a campi scuola che rientrano nella categoria esentata, diversamente accade per le attività alberghiere vere e proprie. Nel caso limite di immobili utilizzati in parte per una finalità esente, in parte non valeva la regola della divisione catastale e se questo non era possibile l'ICI si pagava su tutto l'immobile.


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