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LEGA NORD/ Berlusconi si dissocia da Panorama e dall’attacco alla moglie di Bossi

Berlusconi si è dissociato da un articolo di Panorama che definiva la moglie di Bossi l’anima nera del movimento sorto attorno al Senatur, in grado di condizionarne ogni scelta.

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Dopo il giornale, tocca a Panorama. Berlusconi è stato costretto a dissociarsi, ancora un volta, da uno dei giornali di famiglia. In passato gli attacchi dell’allora direttore Feltri contro personaggi come Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire, o Gianfranco Fini, lo obbligarono a prendere la distanze. Almeno pubblicamente. Non è ancora noto, infatti, se Berlusconi si rese conto troppo tardi che una sua ben precisa strategia (usare i media che controlla contro i suoi avversari) gli si fosse ritorta contro o se, semplicemente, Feltri avesse agito in totale autonomia nell’orchestrare le campagne denigratorie.

Sta di fatto che gli unici effetti sortiti furono la perdita di consensi per il governo, nel caso di Boffo, e l’accelerazione della dolorosa separazione di Fli dal Pdl nel caso di Fini.

Pare che ci risiamo. Il settimanale Panorama, con un pezzo intitolato “Lady B, imperatrice della Padania”, e firmato da Cristina Giudici, getta benzina sul fuoco, alimentando i dissapori interni alla maggioranza. L’obiettivo, questa volta, è la Lega. Il partito, secondo chi scrive, è diviso tra i fedeli di Bossi e quelli di Maroni. Questi ultimi imputerebbero alla moglie di Bossi il ruolo del burattinaio. Sarebbe Manuela Marrone, infatti, la vera anima del “cerchio magico”, quel gruppo di persone sorto attorno al Senatur che ne decide la vita e decreta le sorti del partito. La Marrone viene descritta come «l'anima nera del movimento», rea d’aver dato vita al «cerchio magico", che ha offuscato la vista del Senatùr, segregato il suo corpo, trascinando il movimento sull'orlo del baratro». Non solo: sarebbe lei a nominare sergenti e colonnelli, decidere chi va premiato o punito, e a dettare l’agenda al marito. Una cosa, in particolare, non andrebbe giù ai maroniani: il tentativo di introdurre una successione dinastica, e fare del partito una sostanza propria, da concedere, un giorno, in eredità al “Trota”, il  figlio Renzo.

A stretto giro, ieri, è giunta la replica stizzita dei diretti interessati. Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha  definito l’attacco alla moglie di Bossi «ignobile, inqualificabile, ingiustificato e totalmente privo di senso».