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Politica

SCENARIO/ Bossi, la Lega e quei nodi che il raduno di Venezia non ha sciolto

La Lega Nord al raduno di Venezia (Ansa)La Lega Nord al raduno di Venezia (Ansa)


La verità è che nell’elettorato del Carroccio, ma anche tra molti militanti convinti, cresce il disagio per la sostanziale e penalizzante subalternità a Berlusconi; e non basta certo aver chiuso ormai da mesi il forum di Radio Padania per illudersi che non ci sia. Figure autorevoli come Flavio Tosi (28mila preferenze alle regionali 2005, 61 per cento all’elezione a sindaco di Verona nel 2007), l’europarlamentare Matteo Salvini, lo stesso ministro Bobo Maroni, sostengono semplicemente che il premier ha fatto il suo tempo e ora sta facendo danni, quindi dovrebbe farsi da parte. Non stanno invocando una rivoluzione, un cambio di alleanze, un governo tecnico, un ricorso anticipato alle urne. Stanno semplicemente spiegando che se la Lega non vuole finire fuori strada assieme al Pdl, occorre cambiare il conducente rimanendo nel contesto del centrodestra.

È tanto eretico da dover ipotizzare addirittura l’espulsione degli audaci? O per Bossi il problema centrale non è la secessione, ma la successione, comunque finte entrambe? Non ci vorrà molto per avere risposte chiare a questi interrogativi. E da esse dipenderanno le sorti di un movimento in cui hanno creduto e credono decine di migliaia di persone. Chissà se il Capo ne terrà conto.

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