BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

BERSANI/ Il problema non è solo il downgrade. Berlusconi di dimetta o il Paese è a rischio

Bersani torna a chiedere le dimissioni di Berlusconi. Durante la riunione della segreteria politica del Pd, ha lanciato un appello a Lega e Pdl perché stacchino la spina al governo.

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Bersani torna a chiedere le dimissioni del capo del governo. Nel corso della riunione della segreteria politica del Partito democratico, lancia un appello alle persone di buona volontà presenti nella maggioranza, perché si attivino per invertire la rotta dell’esecutivo. «Se si continua ad andare avanti così – ha detto Bersani -  si pugnala il paese». A poche ore dal declassamento del debito pubblico da parte di Standard & Poor’s, che a sorpresa ha deciso nella notte di tagliare di un livello il giudizio sull’Italia, Bersani afferma che il pd è disposto a fare la sua parte per traghettare il Paese in una fase transitoria, per entrare in discontinuità con quella attuale e gestire le urgenze dell’emergenza impellente. In sostanza, il Partito democratico darebbe il proprio appoggio ad un esecutivo tecnico. Ovviamente, la premessa è sempre data dal fatto che Berlusconi rassegni le proprie dimissioni. «La crisi finanziaria si sta avvitando, bisogna accorciare i tempi, non abbiamo più tempo per uscire dalla palude, e rimettere in cammino il paese. La prima cosa è che Berlusconi si tolga di mezzo». Secondo Bersani, in ogni caso, i problemi del Paese non sono legati unicamente al taglio del debito, ma ad una serie di criticità strutturali che stanno mettendo in crisi l’intero sistema produttivo. In particolare, sottolinea Bersani, migliaia di piccole imprese sono con l’acqua alla gola, il mercato del lavoro è senza prospettive, mentre gli ammortizzatori sociali stanno per scadere e gli enti locali, per loro stessa ammissione, non saranno in grado, penalizzati ulteriormente dalla scure dei tagli, di garantire i servizi sociali minimi. «Oltre a chiedere l'accelerazione di un cambio politico – sottolinea il segretario del Pd - stiamo lavorando ad un nostro progetto. Il 5 novembre abbiamo indetto una manifestazione che avrà elementi di protesta ma che presenterà anche una idea di futuro». L’importante, per il leader democratico, è non continuare e sostenere che si arriverà sino al 2013 perché, ogni volta che questa affermazione vien fata «perdiamo credibilità» sul piano internazionale.