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CASO UNIPOL/ Zurlo: i reati sulle intercettazioni? Per i pm “valgono” solo quelli di Berlusconi

Perché solo Berlusconi viene punito per la pubblicazione di un’intercettazione, quando, sui giornali, ogni giorno se ne leggono migliaia? Ce lo spiega Stefano Zurlo.

Foto Ansa Foto Ansa

Per il premier Silvio Berlusconi è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito della vicenda sull’intercettazione della telefonata tra Fassino e Consorte. All’epoca della tentata scalata di Unipol a Bnl, l’allora segretario dei Ds pronunciò, interloquendo con l’allora numero uno di Unipol, la famosa frase: «abbiamo una banca». E’ stato il gip di Milano, Stefania Donadeo a imporre al pm Maurizio Romanelli di chiedere il rinvio per il premier.

«Un’anomalia che capita una volta su mille: la Procura chiede l’archiviazione e il Gip dispone il rinvio a giudizio; una delle tante che i magistrati, ormai di consueto, adottano quando hanno a che fare con Berlusconi», commenta. L’accusa per il presidente del Consiglio è di concorso in rivelazione d’ufficio e riguarda la pubblicazione della conversazione su Il Giornale, di proprietà del fratello Paolo, quando l’intercettazione era ancora secretata. Per la stessa vicenda sono stati già condannati Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli; il primo mise in contatto Berlusconi con Raffaeli. Quest’ultimo gestiva la Rcs, la società che effettuava intercettazioni per conto di svariate procure. Anche per Paolo Berlusconi, editore del quotidiano di Via Negri, è stato chiesto il rinvio a giudizio, mentre l’allora direttore Maurizio Belpietro è stato iscritto nel registro degli indagati. Tanto scompiglio per un’intercettazione. Eppure, ogni giorno i giornali ne pubblicano e bizzeffe, senza tanti sconvolgimenti. Non ci sono indagati, né processati. Dove sta la differenza?

«Non c’è niente di diverso. Di solito non si conclude mai niente. In questo caso hanno, semplicemente, trovato il colpevole. Ci si son messi d’impegno, hanno indagato, e hanno trovato chi ha passato le carte.  Con l’aggiunta della pagliacciata del Gip che, nonostante la Procura stessa avesse chiesto l’archiviazione per Berlusconi, ha invocato l’imputazione coatta. Il che accade rarissimamente», è la spiegazione che dà Zurlo. In sostanza, «che le intercettazioni le faccia uscire il magistrato, l’ufficiale della guardia di finanza innamorato della giornalista o l’agenzia che le sbobina, poco conta; il sistema è fatto in modo tale che, tecnicamente, ci sia sempre una spiegazione per insabbiare le indagini», aggiunge Zurlo.


COMMENTI
26/09/2011 - come un amministratore (Giuseppe Saracino)

Bisognerebbe fare una legge dove il giudice istruttore é responsabile a prescindere esattamente come l'amministratore di una azienda che anche se in quel momento é a Berlino risponde se qualcuno non ha gli estintori in regola

 
22/09/2011 - Ma siamo un Paese serio? (Franco Labella)

Zurlo, che vedo dalle note biografiche essere un giornalista del Giornale, si lamenta della circostanza che, una volta scoperto chi ha diffuso una intercettazione non ancora manco allegata agli atti, l'Autorità giudiziaria proceda per giungere, se il GUP lo riterrà opportuno, a processare i soggetti coinvolti. C'è qualcosa che non torna: ma non stiamo tutti i giorni a cianciare (ed il Giornale è in prima fila) per la barbarie della rivelazione e la pubbblicazione delle intercettazioni persino quando esse non sono più coperte dal segreto investigativo? Ora, invece, non va bene perseguire chi diffonde le intercettazioni solo perchè non si chiama Giuseppe Rossi o Aldo Bianchi? E' vero che la coerenza non è da parecchio un valore ma con posizioni come questa di Zurlo possiamo rappresentare l'immagine di un Paese serio? E vogliamo pure approvare leggi più drastiche in materia di intercettazioni da non pubblicare? La vicenda fa il paio col disegno di legge se non ricordo male Carfagna che intendeva punire i clienti delle prostitute.... prima che scoppiassero le note vicende definite, però, di gossip e spiate nel buco della serratura.