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SVILUPPO/ Bossi-Tremonti, nessuna dichiarazione dopo il vertice di via Bellerio

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Tremonti e Bossi (Imagoeconomica)  Tremonti e Bossi (Imagoeconomica)

Dopo poco più di due ore si è concluso il vertice di Via Bellerio tra Giulio Tremonti e Umberto Bossi. All'incontro hanno partecipato anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il presidente del Piemonte, Roberto Cota, e il segretario della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgetti. Tutti i partecipanti sono usciti senza rilasciare dichiarazioni. Anche Maroni si è limitato soltanto a salutare i giornalisti presenti all'esterno della sede.
Sul tavolo, nel quartier generale della Lega Nord, a Milano, le misure per lo sviluppo, ma non solo.
Non mancavano, infatti, i punti da chiarire offerti dalle vicende politiche di questi giorni. L'ultimo della lista, probabilmente, il voto su Marco Milanese, ex braccio destro del titolare di via XX Settembre. Un sacrificio costato molto alla Lega in termini di consenso e reso se possibile ancora più pesante dalla "fuga" a Washington di Tremonti e dalle relative polemiche.
All'attacco del superministro si erano infatti lanciati i rivali storici del Pdl, Guido Crosetto in testa. «Non possiamo permetterci di perdere tempo nel cercare di far ragionare chi non ha voglia di ragionare - ha dichiarato il sottosegretario alla Difesa -. I problemi caratteriali sono più difficili da risolvere forse più di quelli economici. L'atteggiamento di chi dice "so tutto io, non ho nulla da sentire, non c'è nessuno che può dirmi qualcosa di nuovo e di intelligente a cui io non abbia già pensato" ha senso se c'è una proposta che ci convinca. Ma di proposte non ne ho ancora viste, quindi, se non ci sono proposte da parte sua, ce ne saranno dal resto del mondo e si deciderà di seguire quelle, che il Consiglio dei Ministri, delegato a decidere e a maggioranza deciderà di fare».
Dalla sua parte, questa volta, si era messo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, con il quale i motivi di polemica non erano mai mancati.
«C'è stato un errore collettivo», ha spiegato il ministro, quello cioè di pensare che Tremonti «potesse risolvere tutto da solo». Le dimissioni del superministro, secondo Brunetta, sarebbero «un trauma e il Paese non ha bisogno di traumi, ma di risposte».



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