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NORMA ANTI BLOG/ Ce n'è un'altra. No, questa volta è un falso: risale al 2008

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Proprio nei giorni in cui si sta discutendo della cosiddetta “norma anti-blog”, ne spunta un’altra che ha subito spaventato gli utenti internet: è l’articolo 50-bis, inserito nel pacchetto sicurezza e approvato al Senato: peccato che l’emendamento non esista più perché, come spiega colui che lo aveva proposto a suo tempo, il senatore Gianpiero D’Alia, «è stato cancellato alla Camera». Un falso allarme, quindi, che risale al 2009, ma il senatore tiene comunque a precisare che non avrebbe «mai voluto mettere un bavaglio. La norma riguardava la lotta al terrorismo, e in seguito alle numerose polemiche. L’intenzione non era colpire gli internauti». Vera e reale, invece, il comma 29 inserito nel Ddl Alfano sulle intercettazioni. Si tratta di una norma (già chiamata “liberticida”) che mette sullo stesso piano i blog e i siti di informazione. La pena per la mancata rettifica entro 48 ore è di 12 mila euro. Il popolo del web non ci sta, e per giovedì prossimo è stata organizzata una manifestazione in piazza del Pantheon a Roma. Già nel 2010 avevamo assistito a un tentativo simile da parte dello stesso Roberto Cassinelli, deputato Pdl, che a breve ripresenterà l’emendamento: «Non c'è nessuna volontà di soffocare la libertà della rete, ma forse poca sensibilità nei confronti del fenomeno col quale vogliamo rapportarci». Eppure Antonio Di Pietro non la pensa allo stesso modo, e dal suo blog afferma che questo emendamento è « un insulto alla libertà e alla democrazia, è una misura fascista». Come lui la pensa anche l’ex ministro Paolo Gentiloni, secondo cui l’unica conseguenza di « una tale assurdità giuridica sarebbe il blocco di fatto di siti, blog e social network». Ma anche nella maggioranza c'è chi si schiera contro, ad esempio il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, che ha commentato che esiste una differenza abissale tra un ragazzo che gestisce un blog da un giornale o una televisione: "Applicare per entrambi la stessa legge è sicuramente un errore". Il ministro auspica iniziative parlamentari che possano cambiare la norma in questione. Secondo un esperto di diritto dell'informatica, l'avvocato Polimeni, la norma è comunque inapplicabile, perché la e-mail non ha alcun valore legale.



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