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SCENARIO/ Folli: Berlusconi, a che prezzo la pace con Tremonti?

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)


La Chiesa, come è stato abbondantemente scritto, si sta ponendo seriamente il problema del dopo. Siamo alla fine della stagione di Silvio Berlusconi, ormai lo dicono tutti, ma la Chiesa anticipa i tempi della politica. Ha infatti a cuore la stabilità e lo sviluppo dell’area moderata di questo Paese e lavora per un maggiore impegno del mondo cattolico che possa aprire una nuova stagione basata sul rispetto istituzionale e su un maggiore decoro.

Tornando alla stretta attualità, oggi si vota la sfiducia al ministro Romano. La Lega ha rassicurato i propri alleati, scontentando nuovamente la base. Quali sono secondo lei le motivazioni di questa scelta?

Il Carroccio ha l’esigenza che il governo vada andare e non è pronta a cambiare spartito. Si può anche immaginare che ci sia sotto la logica del do ut des, ma il punto politico resta un altro. Il patto Berlusconi-Bossi per ora continua a reggere. Votare la fiducia a Romano potrà essere anche una soluzione indigesta, ma chi guida la Lega non ha intenzione di cambiare scenario.

Anche nel Pdl i segnali di nervosismo non mancano.

È la naturale conseguenza della fase di profonda stagnazione politica che descrivevo prima. C’è un leader che sta completando l’ultimo segmento di un cammino politico durato quasi 18 anni e all’orizzonte ancora non si vedono i segni di come potrà evolvere la situazione. Di conseguenza è normale che, davanti a un premier che continua a seguire la logica del “dopo di me il diluvio”, ci siano diverse figure che invece si pongono il problema di come gestire questa fase terminale e di come costruirsi una prospettiva politica diversa.

Da ultimo, in uno scenario così instabile, il referendum sulla legge elettorale può incidere sul quadro politico, modificando magari la predisposizione alle del Terzo Polo?

Non credo che in questa fase sia possibile riformare la legge elettorale attraverso negoziati politici. L’unico aspetto concreto di questa questione sarà appunto il referendum. Probabilmente però i partiti si muoveranno in questo senso solo quando diventerà una prospettiva davvero ineluttabile. A quel punto dipenderà molto da come saranno i rapporti politici nella primavera del 2012 e, soprattutto, come arriveremo a quella data.

(Carlo Melato)

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