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Politica

8XMILLE/ Governo battuto alla Camera per 24 voti

Il governo è stato battuto alla Camera su un ordine del giorno presentato dal Partito democratico in merito alla ripartizione della quota di 8 per mille destinata allo Stato.

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Il governo è stato battuto alla Camera su un ordine del giorno presentato dal Partito democratico in merito alla ripartizione della quota di 8 per mille destinata allo Stato. Il testo degli onorevoli del partito di Pierluigi Bersani – in particolare, la proposta è stata firmata dal democratico Tonino Russo – impegna l’esecutivo a indicare esplicitamente la scuola pubblica come destinataria della quota in merito. Nel testo presentato, in particolare, si impegna il governo a modificare la «legge 20 maggio 1985, n.222, sull'otto per mille al fine di consentire ai cittadini di indicare esplicitamente la “scuola pubblica” come destinataria di una quota fiscale dell'otto per mille da utilizzare d'intesa con enti locali per la sicurezza e l'adeguamento funzionale degli edifici e a pubblicare ogni anno un rapporto dettagliato circa l'erogazione delle risorse e lo stato degli interventi realizzati».

La misura aveva trovato il parere contrario del governo che, tuttavia, è andato sotto per 247 sì contro 223 no. Poco prima si era più volte rivolto all’Aula di Montecitorio per evitare di esser battuto. La Camera ha egualmente dato l’ok alla proposta di legge nella quale vengono riviste le modalità di scelta dell’8 per mille con una larghissima maggioranza di 478 sì e 3 astenuti. Il testo nasce, infatti, dalle precedenti proposte di Pdl, Lega e Pd. La misura prevede che un decreto emanato entro il 30 novembre dalla presidenza del Consiglio dei ministri stabilisca annualmente la ripartizione della quota destinata allo Stato e l’individuazione degli enti che ne possono beneficiare. Il provvedimento viene varato coerentemente con gli atti di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti, proposti entro il 15 luglio, che assumo una valenza consultiva sulla modalità di ripartizione. Specificatamente, non potranno esser ridotte o destinate ad attività diverse quelle previste per la lotta alla fame nel mondo, per l’assistenza ai rifugiati, per la conservazione dei beni culturali o per le calamità naturali. A meno che non lo preveda un provvedimento legislativo varato per far fronte a impellenti emergenze di altra natura e del tutto straordinarie.