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LETTERA BCE/ Nicola Rossi: Bersani come Berlusconi, incapaci di fare le riforme

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“Noi abbiamo un mercato del lavoro diviso in due, da una parte chi è dentro e dall’altra chi è fuori – sottolinea Nicola Rossi -. E questo impone ai più giovani condizioni lavorative francamente inaccettabili. E’ arrivato il momento in cui tutti sul mercato del lavoro devono essere uguali, e questo implica il fatto di rivedere le garanzie che attribuiamo ad alcuni, per consentire ad altri di godere di posizioni di pari opportunità”.

 

Per Trichet e Draghi è necessaria inoltre “una riduzione significativa del pubblico impiego, se necessario riducendo gli stipendi”. Per il senatore, questo andrebbe attuato con “pensionamenti anticipati in alcuni comparti del pubblico impiego. Anche per poter svecchiare la pubblica amministrazione: chi non ha mai lavorato al computer per tutta la sua vita, dubito che possa incominciare a farlo quando mancano uno o due anni alla pensione”. E’ destinata a sollevare un vero e proprio polverone anche un’altra delle proposte della Bce, quella di “ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende”. Non a caso per Rossi “è un processo che alcuni stanno cercando di ritardare, ma che non può essere dilazionato ulteriormente. Occorre spostare l’enfasi dal contratto collettivo nazionale ai contratti aziendali, perché la produttività si forma nelle imprese. Ed è lì quindi che si può effettivamente ridistribuire a vantaggio degli stessi lavoratori”. Non piacerà sicuramente ai magistrati il passaggio della lettera in cui Trichet ricorda: “Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione)”.

 

Ma il senatore del gruppo misto si interroga: “Come è possibile che la pubblica amministrazione non adotti criteri che da decenni nel settore privato sono ovvietà? La pubblica amministrazione deve cominciare a valutare il proprio operato e a comportarsi di conseguenza nei confronti dei propri impiegati: è una cosa che va da sé. Certo i pubblici dipendenti la prima volta si rifiuteranno, la seconda pure, ma la terza i lavoratori migliori capiranno che la valutazione è compiuta nel loro interesse”.

 

(Pietro Vernizzi)

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