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SCENARIO/ Pomicino: dal voto su Romano al caso Tremonti, c'è una regia?

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Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti (Ansa)  Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti (Ansa)

Allora, si dice che noi soffriamo perché non cresciamo almeno dalla metà degli anni Novanta, guarda caso. In tutto questo periodo si sono susseguiti una serie di ministri tecnici, quelli che vanno tanto di moda. Faccio i nomi, in un ordine approssimativo? Bene. Allora Barucci, Ciampi, Dini, Tremonti uno, due e tre, non ricordo quante volte, Visco, Siniscalco. Ma che cosa hanno fatto questi tecnici in diciannove anni di “rinnovamento della politica e della politica economica”? Il risultato è che il Paese non è più cresciuto. Posso permettermi di dire che forse questi tecnici sono dei bravissimi tecnici, ma di politica ne masticano veramente poco? Può essere un'ipotesi di lavoro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Anche gli economisti, di varia estrazione o scuola politica, concordano che nella “Prima repubblica” avevamo dai cinquanta ai settanta parlamentari che sapevano leggere un bilancio delo Stato ed erano in grado di fare proposte o suggerimenti. Oggi ci sono al massimo cinque parlamentari, magari supertecnici, che però non capiscono nulla di politica. «Ma è proprio così. È esattamente così. C'è un vecchio aforisma inglese che rimastica Clemencau: la politica è una cosa troppo seria per farla fare ai tecnici. È per questo che le dicevo che a me sembra che non esista più il Parlamento. Bisognerebbe vedere che cosa fanno passare nel bilancio e nelle manovre, a proposito delle imposte indirette. Ci sarebbe da divertirsi, se non fossimo in una situazione tutt'altro che divertente». Un'ultima cosa, onorevole, mi dia una battuta sullo scenario del Governo. «Solo una battuta? Accanimento terapeutico».



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